17 febbraio 2011

Fonosimbolismo

di Bàrberi Squarotti
(tratto Letteratura, Atlas, vol. 5B-6B, p. 53)
Secondo Maurizio Perugi, i fonosimboli sono suoni-chiave dotati di una specifica valenza simbolica e, dunque, di un proprio significato.
In altri termini, il significante poetico (vale a dire i suoni che compongono le parole ed i versi) può assumere un significato autonomo, affidato al gioco dei suoni. Le onomatopee (segno creato ad imitazione di un rumore naturale: tic - tac), frequenti e vistose in un poeta come Giovanni Pascoli, sono una delle manifestazioni più evidenti del fonosimbolismo.

Quando, ad esempio, il poeta romagnolo riproduce, ne L'uccellino del freddo, il grido della bestiola (trr trr trr terit tirit) crea un'onomatopea e, dunque, un fonosimbolo; è però onomatopea e fonosimbolo anche, in Arano, l'espressione soffi/ tintinno riferita al pettirosso, in quanto l'uccello, in realtà, emette un gridolino che assomiglia proprio al suono tin ... tin; è, d'altronde, onomatopeico e fonosimbolico l'intero endecasillabo pascoliano trotto di mandre d'elefanti in Alexandros, in quanto, indipendentemente dal significato logico delle parole, i suoni ricordano appunto lo scalpiccio di una mandria in movimento.
Riferendosi a tale particolarità del fonosimbolismo, nel quale Pascoli è insuperato maestro, il grande poeta e critico americano Ezra Pound (1885-1972) annota che poesie ricche di fonosimboli si possono apprezzare anche in una lingua sconosciuta, mentre testi di tal genere perdono gran parte della loro bellezza in una traduzione in lingua straniera. Da Pascoli i fonosimboli si trasferiscono soprattutto nei testi futuristi di Tommaso Marinetti, ma si ritrovano, anche ai giorni nostri in forme della comunicazione di massa quali il fumetto. Ad esempio, il suono bang! con il quale, nelle vignette, si manifesta uno sparo, è un'onomatopea e un fonosimbolo: in lingua inglese, il verbo to bang significa, appunto, "scoppiare".
Postato il 17 febbraio 2011

1 commento:

urbania ha detto...

L'onomatopea è solamente un caso molto particolare e poco produttivo di fonosimbolismo. Pascoli riusciva meglio come latinista. L'uso che fa dell'onomatopea è puerile. Tutti gli autori antichi che si sono occupati di fonosimbolismo, a cominciare da Platone nel Cratilo, poi John Wallis, Marin Mersenne, Charles de Brosses, ecc. non hanno ritenuto importante l'onomatopea ma hanno sempre sviluppato considerazioni di tipo geometrico.