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09 aprile 2016

Liceo Croce, guerra del sabato libero

La direzione: "La scelta dovuta all'unione con l'Aleramo". I ragazzi: "No esigenze del personale"
di Laura Mari
Niente lezioni di sabato e al liceo si scatena la rivolta. Succede all'istituto d'istruzione superiore Croce- Aleramo, in via Battista Bardanzellu, a Colli Aniene. Qui il consiglio d'istituto a marzo ha deliberato l'avvio della settimana corta, con lezioni dal lunedì al venerdì, per l'anno 2016-2017. Una decisione che non è piaciuta a professori e studenti, che ora minacciano le barricate e protestano a suon di petizioni e sit-in. «Non capisco tutto questo clamore, la delibera è stata votata secondo quanto previsto dal regolamento» dice la dirigente scolastica, Emilia D'Aponte. Ma docenti e alunni replicano: «Ci è stata imposta una decisione dittatoriale per le esigenze di bidelli e personale tecnico».
La bagarre inizia a dicembre, quando nel consiglio d'istituto, dopo che il collegio dei docenti aveva già a maggioranza espresso parere favorevole al passaggio dalla settimana lunga alla settimana corta, il tema viene messo all'ordine del giorno. «Nel 2015 i licei Croce e Aleramo sono stati accorpati e da lì sono emersi i primi problemi organizzativi — spiega la preside D'Aponte — al Croce le lezioni erano dal lunedì al sabato, all'Aleramo vigeva la settimana corta ». Il personale Ata (bidelli, assistenti tecnici, vigilanti) del nuovo istituto accorpato hanno quindi chiesto alla dirigente scolastica di rivedere l'orario dell'offerta formativa, perché alcuni di loro lavoravano anche il sabato, con diversità nei tipi di contratto.
A marzo, dunque, il consiglio d'istituto approva l'avvio della settimana corta per l'anno 2016-2017. «Una vergogna» sbotta Francesco Maria Aleramo [Toscano - correzione mia], docente di italiano e latino del liceo Croce-Aleramo. «Professori e studenti non sono stati interpellati — prosegue — e ora ci ritroviamo a subire la dittatura del personale Ata, questo nonostante un referendum tra gli studenti del Croce abbia espresso parere contrario alla settimana corta». Ma, replica la preside, «non esiste più il Croce o l'Aleramo, ora c'è un nuovo liceo, unico».
I genitori, però, sono furiosi e minacciano di richiedere il nulla osta per spostare, l'anno prossimo, i propri figli altrove. E gli studenti hanno già alzato le barricate: «Per due giorni non siamo entrati a scuola» racconta Cristian Ragaglia, rappresentante degli studenti. «La delibera è legale — ammette Cristian — ma è assurdo che proprio noi non siamo stati consultati». Uscendo alle 14 invece che alle 13, prosegue, «ci saranno problemi per fare sport o corsi di lingua e per i genitori che devono riportare i figli a casa». Insomma, meglio studiare anche il sabato.
«la Repubblica» dell'8 aprile 2016

12 luglio 2015

L'evoluzione dell'uomo

Vignetta apparsa sul «Corriere della sera» di qualche mese fa
(non conosco l'autore)
Postato il 12 luglio 2015

28 settembre 2014

Némirovsky sulla conoscenza dell'umanità

Un brano tratto da Suite francese (Adelphi, p. 341)
di Irène Némirovsky
Lucile pensò che l'idea di quella nuova guerra li riempiva, visibilmente, di tristezza, ma proibì a se stessa di approfondire troppo i loro sentimenti: non voleva cogliere sull'onda dell'emozione qualche sprazzo di ciò che si sarebbe potuto chiamare «il morale del combattente». Era quasi un lavoro da spia, e lei si sarebbe vergognata di compierlo. Del resto, adesso li conosceva abbastanza per sapere che si sarebbero comunque battuti bene! ... Insomma, disse fra sé, c'è un abisso fra il giovane che vedo qui e il guerriero di domani. E' risaputo che l'essere umano è complesso, molteplice, diviso, misterioso, ma ci vogliono le guerre o i grandi rivolgimenti per constatarlo. E lo spettacolo più appassionante e più terribile, pensò ancora; il più terribile perché è il più vero: non ci si può illudere di conoscere il mare senza averlo visto nella tempesta come nella bonaccia. Solo chi ha osservato gli uomini e le donne in un periodo come questo può dire di conoscerli - e di conoscere se stesso.
Postato il 28 settembre 2014

25 luglio 2014

Gita alla Riserva Naturale Regionale Nazzano, Tevere-Farfa (25 aprile 2014)

Un otto quasi perfetto, alla volta delle meraviglie nascoste del fiume Tevere

di Francesco Toscano

Partenza da zona Tiburtina intorno alle 10.00 per seguire tutta la via Nomentana fino a Monterotondo.

Da lì arriviamo alla Salaria e proseguiamo fino a Passo Corese. Scostandosi un po' dal Tevere, arriviamo in un paesaggio di dolci colline poco prima di Poggio Mirteto e svoltiamo a sinistra, per superare il Tevere e immergerci nella Riserva naturale di Nazzano. Luogo veramente notevole per vegetazione e fauna. Lì è facile trovare un'area attrezzata lungo il placido Tevere e mangiare qualcosa e riposarsi


Si imbocca la via Tiberina e si procede molto serenamente verso Roma, scegliendo - come abbiamo fatto - di riprendere la Salaria ad un certo punto, oppure arrivare fino all'imbocco della Flaminia.


Profilo altimetrico: la via Nomentana nella zona di Mentana e Monterotondo presenta molte pettate, rese ancora più fastidiose dalla strettezza della strada e dalle macchine che sfrecciano veloci. Per il resto, seguendo il Tevere, il profilo altimetrico è praticamente assente


Lunghezza: circa 100 km.

Tempi di percorrenza: per godersi a pieno il Tevere e la riserva conviene investire l'intera giornata. Con molta calma e diverse pause ci vogliono circa 3-4 ore per andare e altrettante per tornare. Conviene fermarsi a pranzare e riposarsi per un'oretta e mezza.


Postato il 25 luglio 2014

02 agosto 2013

La madre di tutte le pedalate: Orvieto e lago di Bolsena (treno + bici, 1 agosto 2013)


Un'esperienza forte per panorami unici
di Francesco Toscano

Su una guida del Touring Club ho trovato la proposta della ciclabile del lago di Bolsena. Un mio amico mi ha proposto di prendere il treno fino ad Orvieto, arrivare alla cittadina di Bolsena e lì iniziare il giro del lago.

Comodo e veloce treno regionale alle 9.00 che alle 10.15 ci abbandona ad Orvieto scalo. Ci lasciamo sulla destra la rocca per dirigerci verso Bolsena. L'inizio è piuttosto arduo: si tratta di una decina di chilometri con il 10% di pendenza, che possono mettere a dura prova le gambe poco allenate e poco riscaldate. Ci vuole, quindi un bel po' per arrivare a vari valichi (sono circa 300 metri di dislivello) e discendere velocemente verso la cittadina di Bolsena. Si viene accolti dal castello Monaldeschi, sede del museo del lago (pregievoli pezzi archeologici e naturalistici), per poi scendere dolcemente verso il lungolago.

Di ciclabile, praticamente neanche l'ombra; nel compenso le strade sono abbasatnza larghe e gli automobilisti molto rispettosi. Si prosegue verso nord (a destra di Bolsena) a volte costeggiando il lago, a volte ditaccandosene per un po'. Prima di arrivare a Gradoli, inizia una strada sterrata ampia e ben tenuta, che costeggia il lago, che - almeno oggi - ospita solo turisti tedeschi e olandesi. Molto selvaggio e quasi per nulla urbanizzato, il posto si presenta molto gradevole. Si gode la vista dell'isola Bisentina (dove la leggenda vuole sia stata uccisa la regina dei Goti, Amalasunta, dando l'avvio alle tremende guerre fra Goti e Bizantini fra 500 e 600 d. C.), per arrivare a Capodimonte, paesino incantevole, formato essenzialmente da una striscia di prato verde lungo il lago.

Ci si allontana un po' dal lago per raggiungere il paesino Marta, che prende il nome dal fiume emissario che lascia il lago per arrivare al Tirreno all'altezza di Tarquinia.

Altro dislivello di circa trecento metri, per arrivare a Montefiascone, da cui si gode un fantastico panorama sul lago e ci si può fermare un po' a riprendere le forze. Dopo, la strada si riavvicina al lago per raggiungere dolcemente Bolsena. Un bel bagno nelle pulitissime acque può ritemprare i muscoli prima della pettata che riporta a Orvieto.

Se proprio si ha ancora un po' di forza e qualche rotella in meno, si può scalare lo rocca di Orvieto per poter godere il tramonto che fa risplendere la facciata del duomo: veramente unico!



Lunghezza: circa 110 km

Tempi di percorrenza: come sempre, dipende moltissimo da quanto e quando ci si vuole fermare, ma cinque-sei ore mi sembrano inevitabili.

Percorsi alternativi: si può salire ad Orvieto dallo scalo FS con una funicolare che costa 1€ a persona e 1€ a bici.

Avendo la macchina con il portabici, consiglio vivamente di parcheggiare a Montefiascone e lì fare solo il giro del lago, che non presenta particolari difficoltà (tranne i 300 mt di dislivello per arrivare a Montefiascone) e permette di godersi veramente a fondo la gita. Il solo giro del lago è di 53 km.

Altri aspetti: l'acqua è un problema molto serio. Tutte le fontanelle sono chiuse per ordinanza municipale perché le acque presentano un livello di arsenio sopra la media. Gli abitanti del luogo o dicono che non succede nulla (effettivamente bere questo tipo di acqua per un solo giorno nella vita non comporta danni di nessun genere) oppure che è solo un problema burocratico, visto che da qualche mese la comunità europea ha elevato il limite minimo di arsenio, e, così, da un giorno all'altro, tutte le acque del viterbese sono diventate fuori legge. Ti lascio il beneficio d'inventario, ma l'acqua è assolutamente necessaria e non mi sono fatto particolari scrupoli a berne molta, non appena ne trovavo (a Montefiascone e vicino al castello di Bolsena).
Postato il 2 agosto 2013

I Castelli in bici (31 luglio 2013)

La via dei Laghi e acqua naturale effervescente
di Francesco Toscano


Dire 'Castelli' porta a pensare al romano medio a salite pesanti e a strade trafficate. L'esperienza di oggi pomeriggio contraddice entrambe le obiezioni: le salite, in realtà, sono 'la salita', che, alla fin fine, non è neanche questo grande ostacolo; le strade sono trafficate, ma basta scegliere l'orario adatto e qualche scorciatoia e il problema si risolve.

Si può partire dalla ciclabile di via Togliatti (oppure - che è, a mio parere, è meglio - restare sulla strada, visto che si tratta di una ciclabile tutta semafori, interruzioni, passaggi pedonali, incroci ...) e arrivare alla via Tuscolana. Da lì, a sinistra, dopo un centinaio di metri, si imbocca via delle Capannelle, che, con qualche strettoia, porta sulla via Appia.

A questo punto il gioco è fatto. Si procede in direzione Marino (a sinistra) lungo una strada che lentamente sale (ti propongo una breve sosta alla fontanella delle Frattocchie, che dà acqua effervescente naturale ... un'esperienza insolita per quelli abituati ai classici 'nasoni'). Ci sono due-tre chilometri di salita pesante lungo una strada un po' trafficata (metti il rapporto più favorevole e con un po' di sforzo si riesce benissimo).

Primo spettacolo assoluto è Castel Gandolfo che affaccia direttamente sul lago di Albano, perfettamente blu su uno sfondo verde e vari paesini arrocati sulle cime di questa 'scodella' con sul fondo il lago.

Altra pausa per bere e godersi il fresco (anche oggi, 31 luglio), per poi ripartire verso Marino, altro simpatico paesino. Sono leggendarie le fontane che danno vino, ma ti consiglio le fontanelle d'acqua, ancora una volta, effervescente naturale e freschissima.

Ancora verso nord, seguiamo la strada che porta a Grottaferrata, per poi dolcemente scendere verso Frascati e godersi un panorama favoloso con il tramonto sulla capitale.

Si conclude tutto con una lunga e piacevole discesa lungo la Tuscolana che chiude il suggestivo anello.


Lunghezza: 55 km
Tempi di percorrenza: dipende moltissimo da quanto ci si vuole fermare nelle varie tappe, ma in ogni caso 3 ore sono un tempo da passeggiata.
Altri percorsi: avendo un po' di tempo in più, ti consiglio di scendere (attento perché poi devi risalire!) sul lago di Albano e magari farti anche un tuffetto per ritemprare le gambe dopo la 'scalata' di Castel Gandolfo. Il lago si può girare completamente a piedi (non ho verificato se lo si può fare anche in bici).
Postato il 2 agosto 2013

31 luglio 2013

Torre Astura: treno + bici (28 luglio 2013)


Un tuffo di gran livello fra pianure a perdita d'occhio
di Francesco Toscano
 
Da sempre considero mettere la bici sul treno una complicazione eccessiva. Per la prima volta, domenica scorsa, convinto da tre amici, ho messo la mia bici sul treno Roma-Nettuno per la modica cifra di € 3,50 (da Roma Termini) e sono arrivato sul litorale laziale.

Vista la folla che occupava ogni centimetro della spiaggia, ci siamo rivolti verso uno dei luoghi più belli del litorale del Lazio meridionale, cioè Torre Astura, che è riserva naturale ed è aperta solo nei mesi estivi.

Seguendo una strada completamente pianeggiante, per circa 12 km, siamo arrivati alla splendida pineta e poi alla spiaggia. Non abbiamo perso l'occasione di farci un bel bagno in acque cristalline, per poi riposarci nella fresca pieta cullati dalle cicale e ristorati da frutta comprata in una delle tante bancarelle che si trovano per strada.

Ritorno per la stessa strada a Nettuno: gelato al bar e partenza per Roma.

Da rifare in un giorno infrasettimanale, ma semplicemente favoloso!
Postato il 31 luglio 2013

Ciclabile Tevere sud (27 luglio 2013)





Uno spazio ampio con alcuni posti singolari, ma non eccezionale

di Francesco Toscano
Ero abituato a considerare come 'ciclabile' solamente la pista che va dal centro di Roma a nord, verso Labaro. Questa volta, invece, mi sono avventurato nell'altro senso e ho scoperto un tragitto ampio, immerso nel verde selvaggio, anche se un po' approssimativo in non pochi tratti. Purtroppo, il Tevere è solo un'appendice al tragitto, visto che la sua 'compagnia' scompare ben presto.
La pista segue la banchina del fiume fino al vecchio porto industriale, risale su lungotevere a via Pietra di Papa fino a Ponte Marconi e si snoda su via della Magliana. Fare attenzione, perché al Ponte della Magliana si deve passare sull'altra sponda del Tevere (via del Cappellaccio) poi via del Trotto.
Come dice il nome, dopo aver costeggiato il fosso di Vallerano, si arriva all'ippodromo di Tor di Valle, con infinite strutture per i cavalli.
Si conclude al ponte di Mezzocamino, cioè in coincidenza con il GRA, per poi da lì tornare indietro.
 
Lunghezza: 31 km
Tempi di percorrenza: dipendono da dove si inizia. Consiglio dal ponte di Porta Portese (che ha una bella scesa a fiume e non le solite scale). In quest'ultimo caso ci vuole un'ora e mezza.
Altri dati: portarsi acqua perché il percorso ne è sprovvisto (le poche fontanelle sono rotte o utilizzate a tempo pieno dai nomadi).
 
Postato il 31 luglio 2013

14 luglio 2013

Gita in bici (con macchina) lungo la ciclabile Paliano-Fiuggi


La bellezza di una ciclabile fra le montagne
di Francesco Toscano
Panorami e paesini veramente interessanti

Questa gita è resa un po' più complessa, perché il punto di partenza è nella ex stazione di Paliano, al km 50 della strada statale Prenestina e perché l'andata è tutta salita (ovviamente il ritorno è solo discesa - importante per i tempi di percorrenza, perché ci vuole la metà del tempo impiegato a salire). Si parcheggia la macchina nello spiazzale della stazione e ci si inerpica lungo la vecchia ferrovia che collegava Roma con Fiuggi, che dal 1999 è divenuta ciclabile ben segnalata.
Si risale il versante meridionale dei monti Ernici, che presenta dei panorami notevoli sulla valle del fiume Sacco. Seguendo l'itinerario della ferrovia (che non è molto distante da quello della Prenestina), si arriva in borghi che meritano di essere visitati anche solo per pochi minuti, come Serrone, Piglio, Acuto.
Proprio da quest'ultima città si gode il panorama più bello e completo. Lì ci si può fermare per il pranzo (o una breve merenda se si è partiti la mattina e si vuole tornare a Roma per pranzo), per poi godersi una breve discesa verso Fiuggi, che è altra sosta obbligata.

Lunghezza: 46 km
Tempo di percorrenza: 2h 30' (ma dipende molto dall'allenamento e dai tempi di gita a disposizione)
Profilo altimetrico: percorso in lieve ascesa a partire dai 250 m di altezza di Paliano al culmine di colle Borano (vicino Acuto) con i suoi 710 m.
Postato il 14 luglio 2013

Gita in bici nel parco della Marcigliana


Una piacevole sorpresa fra Tiburtina e Nomentana
di Francesco Toscano
Riserva naturale con poche macchine e bei paesaggi di campagna

Presa la via Tiburtina, poco dopo il cavalcavia sulla Togliatti, di gira a sinistra lungo via Casal de' Pazzi, che porta verso via Nomentana. Si supera tale via per arrivare, seguendo via Graf e via Fucini a via della Bufalotta.
Una volta superato il Raccordo Anulare si entra nella Riserva Naturale della Marcigliana, che si può godere a pieno da quando si imbocca la via della Marcigliana a sinistra.
Attraverso piacevoli saliscendi lungo colline e pianure, si arriva a via Salaria. Un'attenzione particolare all'innesto, perché le machine vanno veloci e si deve andare a sinistra. L'aspetto positivo della Salaria è che è del tutto pianeggiante e il fondo e mantenuto piuttosto bene (anche se le macchine procedono a velocità quasi sempre sostenuta).
Una volta incrociata la tangenziale, si può prendere la ciclabile lungo l'Aniene, che segue il fiume piuttosto da vicino e porta fino a piazza Sempione, dopo la quale è facile riprendere la Nomentana e tornare al punto di partenza.

Lunghezza: 45 km
Tempo di percorrenza: 2h
Varianti: all'inizio, arrivati alla via Nomentana, invece di andare verso la Bufalotta, si può seguire proprio la via Nomentana fin dopo il Raccordo Anulare; si prende la prima traversa a sinistra, che è via della Cesarina (nella cartina in alto, si vede a metà a sinistra), che collega con via della Marcigliana.
Postato il 14 luglio 2013

Gita in bici al ponte del Grillo (14 luglio 2013)


Un anello intorno al Tevere a nord di Roma
di Francesco Toscano
Il percorso è molto semplice da seguire. Presenta un dislivello quasi nullo e per buona parte ha tratti alberati che lo rendono piacevole anche in giornate e in orari caldi.
 
Si prende la via Salaria nel tratto urbano a qualsiasi altezza si vuole. E' piuttosto stretta, ma il fondo è ben tenuto e una bella sfilza di platani sulla destra ripara dal sole, almeno di mattina. Poco dopo Monterotondo ci sono visibilissime indicazioni verso la via Tiberina: si può decidere di attraversare il Tevere e poi l'autostrada seguendo un viadotto moderno con ottimo fondo e piuttosto ampio, oppure proseguire poco oltre e girare a sinistra in direzione Torrita, Capena, Fiano.
Il risultato è lo stesso: ci si ritrova sulla via Tiberina e si va verso sinistra in direzione Roma. La strada è stretta e con un fondo veramente pessimo; anche la vegetazione non è così folta come sulla Salaria, il che rende la passeggiata a tratti sgradevole. Purtroppo di 'tiberino' la strada non ha nulla: all'orizzonte ci sono solo macchine sull'autostrada, quindi il Tevere è praticamente invisibile.
All'altezza di Prima Porta la strada si ricongiunge con la via Flaminia (ottima e unica fontanella lungo la Tiberina, poco oltre l'innesto con la Flaminia, quindi basta una piccola deviazione, utile anche per una breve sosta dopo circa due ore di pedalata), piuttosto ampia e con un buon fondo.
A questo punto si può decidere di tornare direttamente passando per il Lungotevere fino a piazza del Popolo oppure fare una piccola deviazione verso San Pietro.
 
Lunghezza: 68 km
Tempo di percorrenza: 3h 30'
Profilo altimetrico: quasi interamente pianeggiante. Qualche 'strappetto' per raggiungere la Salaria 'urbana' e lungo la via Tiberina (molto lievi).
Altri dati: portare acqua perché, almeno nel suo tratto iniziale, il percorso ne è sprovvisto.

Postato il 14 luglio 2013 del luglio 2013

21 agosto 2012

Karl Popper sulla scuola


A vent'anni sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli: una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste.

Tratto da La politica La scienza La scuola, Armando, Roma 1997, p. 107
Postato il 21 agosto 2012

25 novembre 2011

Stampa vergognosa ...

Le reazioni della stampa al nuovo governo Monti
di Francesco Toscano
Il 16 novembre 2011 il nuovo governo Monti giura davanti al presidente Napolitano e ieri, 24 novembre, c'è la prima uscita europea del nuovo Presidente del Consiglio.
Oggi il Corriere della Sera titola "Riforme impressionanti" e lascia intendere che l'Europa apre le porte all'Italia, di nuovo protagonista, dopo mesi, forse anni, di vergognosi ritardi economici ...

Mi sembrano possibili due interpretazioni:
1) la stampa ci sta prendendo per cretini. Come è possibile che i giornali inventino delle "riforme impressionanti" di cui nessuno ha parlato, che nessuno ha fatto, che nessuno sarebbe riuscito a fare, ma che - miracolosamente - ci hanno riammesso fra i grandi d'Europa?
2) la finanza mondiale ci sta prendendo per cretini. La presenza italiana in Europa, definita fino ad un mese fa come "partecipazione indegna" o altri epiteti del genere, nel giro di una settimana sia diventata "impressionante"?

In ogni caso, siamo dei cretini!
Postato il 25 novembre 2011