04 settembre 2010

Caro Hawking, e l’istante prima del Big Bang?

Sulla creazione
di Franco Gàbici
Stephen Hawking ha recentemente affermato, in un libro uscito in questi giorni in Inghilterra («The Grand Design»), che la creazione dell’universo si può spiegare anche senza scomodare la presenza di Dio. Niente «fiat lux», dunque, perché l’universo, sostiene Hawking, si è fatto da sé. Non è la prima volta, e non sarà nemmeno l’ultima, che uno scienziato si prende la briga di spiegare urbi et orbi di poter fare a meno dell’intervento divino nella creazione del mondo. Pierre Simone De Laplace, in pieno clima illuminista, era uscito con una battuta simile.
Quando, infatti, Napoleone gli chiese un suo parere sull’esistenza di Dio, Laplace gli rispose: «Sire, non ho bisogno di questa ipotesi». La fisica moderna, e in particolare la complicatissima «meccanica quantistica», si è tuttavia posta, magari indirettamente, il problema della creazione e paradossalmente è arrivata ad una conclusione in linea con la Genesi. La «meccanica quantistica», infatti, e in particolare il «principio di indeterminazione» di Heisenberg, ammette l’apparizione dal nulla di piccole quantità di energia (si parla di «fluttuazioni») e pertanto anche il nostro universo potrebbe essere nato proprio da una fluttuazione, che è pur sempre un ammettere una sorta di «fiat lux». Ormai tutti gli scienziati sono d’accordo nell’ammettere che il nostro universo sia nato da quella grande esplosione chiamata «big bang» e la moderna cosmologia è in grado di raccontare minuto per minuto tutto il film dell’universo che si è dipanato da quel lontanissimo evento avvenuto circa 13.7 miliardi di anni fa.
L’unico «buco» è l’intervallo di tempo che va dall’istante zero a un tempo valutato in «10 alla meno 43», che significa un decimale con 43 zeri dopo la virgola. Un tempo incredibilmente piccolo (è detto «tempo di Planck»), che non riusciamo nemmeno ad immaginare tanta è la sua pochezza. Eppure in quell’intervallo è avvenuta la nascita del nostro universo. La vogliamo chiamare «creazione»? E prima cosa c’era? Il nulla. Ma questo «nulla» è proprio un nulla o un qualcosa di più complesso? Evidentemente deve essere qualcosa di più complesso se è vero che dal nulla possono verificarsi queste «fluttuazioni». E se con il «Big Bang» sono nati sia lo spazio che il tempo, cosa faceva Dio prima del «Big Bang»? A questa domanda un astronomo fornì questa risposta: «Cosa stava facendo Dio prima del Big Bang? È molto semplice: stava creando l’inferno per metterci dentro chi avrebbe formulato domande di questo genere!».
Paul Davies, nel suo "La mente di Dio", scrive che la maggioranza degli scienziati diffida profondamente del misticismo ma è anche vero che la ricerca delle risposte ultime porta inevitabilmente a confrontarci con l’infinito. È anche vero che misticismo e metodo scientifico non vanno, né possono andare, d’accordo. Ma il misticismo, lo si voglia o no, è nella natura stessa delle cose. E aveva ragione Fred Hoyle quando diceva: «Ho sempre trovato strano che, benché la maggior parte degli scienziati dica di volerla evitare, in realtà la religione domini i loro pensieri ancora più di quelli dei preti».
«Avvenire» del 4 settembre 2010

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