Perché il tentativo di ridurre la complessità della vita a schemi e classificazioni è sempre destinato al fallimento
di Claudio Magris
Lo scrittore di Trieste anticipò il genio argentino. E anche Foucault La pretesa fatale È irragionevole tentare di dare un ordine razionale e scientifico alle cose, finisce per dissolvere la scienza e la ragione stessa
Poche pagine letterarie hanno colpito la fantasia e sedotto la filosofia contemporanea come la vertiginosa classificazione degli animali inventata da Borges nella sua immaginaria Enciclopedia Cinese: un catalogo che comprende se stesso, perché - accanto agli animali «imbalsamati», a quelli «appartenenti all' Impero» o a quelli «che si agitano come pazzi» - ci sono quelli «inclusi in questa classificazione». Si è spesso parlato - recentemente, sul «Sole 24 Ore», ne ha scritto Maurizio Ferraris - delle vertigini cui induce questa classificazione che vuole abbracciare il mondo e dice l'impossibilità di contenerlo e soprattutto l' insensatezza di ogni classificazione, la quale - volendo includere il mondo ed essendone inclusa - sconvolge ogni tentativo di ordinare la realtà e ogni categoria razionale, dissolvendo la scienza e la ragione stessa. Il celebre libro di Michel Foucault, Le parole e le cose (1966) - che tanto ha cambiato la visione dei rapporti (o non-rapporti) fra le prime e le seconde e ha mutato il paesaggio del pensiero contemporaneo sulla scienza - inizia con quel catalogo inventato da Borges. O meglio, il libro di Foucault si fonda su di esso; l'inquietante (forse arbitrario, forse liberatorio) soqquadro del sapere che esso ha provocato non esisterebbe senza quella geniale, malinconica invenzione del grande Borges. Come accade a molti esploratori le cui scoperte che hanno cambiato il mondo portano il loro nome, anche Borges non è stato il primo ad avere quell'intuizione e ad esprimerla nella fulminea forma del catalogo che include e dunque sfalda se stesso. La sua pagina reca la data del 1951, ma quell' intuizione è già presente, sia pure in un' espressione diversa, in un suo testo del 1936 e, prima ancora, in uno del 1927. La vertigine di Borges è dunque in anticipo di trentanove anni su quella di Foucault. Che quest'ultima sia un acuto e articolato remake non le toglie alcun merito, perché non esiste - non è mai esistita - alcuna originalità assoluta e ogni lampo di intuizione si accende al fuoco di qualche illuminazione precedente, senza perciò essere meno necessario per rischiarare ulteriormente la notte. Ma nemmeno Borges è stato il primo a scoprire, attraverso l' invenzione dell'Enciclopedia Cinese che si autovanifica negli innumerevoli rimandi, l'irragionevolezza della classificazione razionale e scientifica del mondo, il delirio di ogni catalogo, compreso quello erotico di don Giovanni. Se il primo testo di Borges su quel tema è del 1927, il racconto Argo e il suo padrone di Italo Svevo, pubblicato nel 1934, risale al 1910. In questo capolavoro - scritto, come gli altri suoi testi immortali, senza che egli si rendesse bene conto della propria grandezza innovatrice - Svevo racconta la realtà attraverso gli occhi, il cervello e soprattutto l' odorato di un cane. Sono gli odori a recare al cane i messaggi essenziali e più particolareggiati dell' inverosimile varietà del mondo: «Esistono tre odori a questo mondo: l' odore del padrone, l'odore degli altri uomini, l'odore di Titì, l'odore di diverse razze di bestie (lepri che sono talvolta, ma raramente, cornute e grandi e uccelli e gatti) e infine l'odore delle cose». Pure in questo caso le categorie si autodisgregano ed è questa - continua il cane - «la vera, la grande sincerità filosofica». Nel racconto Corto viaggio sentimentale il protagonista sveviano, il signor Aghios, si propone di far ordine nelle sue tasche e di tenere in una di esse un bel registro, comprendente la pianta delle tasche con l'elenco degli oggetti contenutivi. Essere stato preceduto da Svevo non diminuisce minimamente la grandezza di Borges e non solo perché, in quegli anni, egli non conosceva e non poteva conoscere quell'opera di Svevo ed è dunque arrivato da solo a quella pressoché medesima intuizione. Semmai è Foucault che avrebbe potuto - dovuto? - conoscere Svevo, anche per rendersi conto che quella vertigine non era una scoperta della sensibilità "postmoderna" di quei suoi anni, ma era stata avvertita decenni prima, in un clima culturale pur così diverso - e per vari aspetti tradizionalmente borghese - da un borghese triestino che aveva genio, ma era estraneo all'intellighentsia internazionale e ignaro dei fermenti culturali e letterari che stavano cambiando il mondo e nei quali Borges, come più tardi Foucault, si muoveva invece come un pesce nell' acqua del suo vaso. È giusto che le scoperte portino il nome non di un precursore, ruolo spesso infelice, bensì di chi le ha diffuse, facendole diventare patrimonio comune e anche chiacchiera comune, necessaria al ruolo dominante di un pensiero. Anche la croce a doppia elica del DNA reca il nome di Watson e Crick piuttosto che quello di Chargaff, il quale pare l'avesse individuata o intuita per primo (per definirla, più tardi, la firma dei nuovi analfabeti). Svevo non aveva una particolare cultura, non era un intellettuale; forse non aveva neppure un' eccezionale intelligenza, come insinua Bazlen, il quale tuttavia aggiunge che egli aveva una cosa sola: genio. E in un mondo in cui ci sono così tanti intelligenti, ma così pochi geni - ossia persone in cui il comprendere, l'intuire, il sentire fanno tutt'uno con la semplice, inesorabile e indifesa ingenuità del vivere - è comprensibile che un raffinato filosofo francese si sia ricordato di un grande poeta malinconicamente consapevole di non essere un genio, come era Borges, e non di un geniale borghese triestino, più familiare con i bilanci di una ditta che con i dibattiti intellettuali e perciò così difficilmente distinguibile, a prima vista, da tutti gli altri bravi borghesi della sua piccola cerchia.
I tre grandi Italo Svevo (1861-1928), triestino, autore de «La coscienza di Zeno» Jorge Luis Borges (1899-1986) celebre scrittore e poeta argentino Michel Foucault (1926-1984), storico e filosofo francese
I tre grandi Italo Svevo (1861-1928), triestino, autore de «La coscienza di Zeno» Jorge Luis Borges (1899-1986) celebre scrittore e poeta argentino Michel Foucault (1926-1984), storico e filosofo francese
«Corriere della Sera» del 10 marzo 2010
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