18 marzo 2010

Musica e poesia troppo assenti nella scuola

di Maurizio Cucchi
Sul rapporto tra musica e poesia se ne sentono e scrivono di tutti i colori, spesso con approssimazioni allarmanti. Dell’argomento si occupa anche un grande poeta del nostro tempo, Yves Bonnefoy, del quale Archinto pubblica un piccolo saggio, intitolato appunto «L’alleanza tra la poesia e la musica». In questo testo l’autore cerca di andare il più a fondo possibile, indagando anche sull’origine delle due forme espressive, sulla presenza dell’elemento musica nel corpo stesso del verso e del testo poetico, partendo anche dalla propria esperienza, che gli consente di distinguere due diversi livelli personali di conoscenza. Quello della poesia, con la quale il suo rapporto era nato fin dall’infanzia, e quello della musica, invece nato più tardi: «io non ho avuto da bambino la fortuna di un’educazione musicale». Coglie nella poesia l’interno e irrinunciabile senso diffuso e profondo del «suono», e dunque del suo primo aprirsi anche a un’ipotesi più autonomamente musicale. Il testo di Bonnefoy è molto impegnativo, complesso, condotto secondo modalità di pensiero tipiche di una cultura francese molto secondo Novecento a noi ben nota.
Afferma ad esempio: «Certamente la poesia non ha a che fare con il dire ma con l’essere». E in questo ricorda anche le affermazione di un altro grande della poesia francese, oggi un po’ ingiustamente dimenticato, André Frénaud, che si definiva «poeta ontologico».
Ma è al rapporto musica/poesia che vorrei tornare. Bonnefoy lamenta di non aver avuto da bambino un’educazione musicale, e questo è un argomento che si può estendere anche a quanto continua ad avvenire nel nostro paese, dove un giovane esce dal liceo senza aver mai ricevuto nessun aiuto all’ascolto della musica, senza aver mai sentito una nota di Bach o di Mozart. Assurdo.
Normale, poi, che chi non abbia una particolare inclinazione per la musica prenda per vera musica le canzoni di Sanremo e ogni altro genere di kitsch musicale analogo. La musica arriva sempre prima della parola, è un dato oggettivo: le nostre facoltà sensoriali lavorano in questo senso. Essendo dunque sprovvisti di cultura musicale, i più non respingono la cattiva o pessima musica, che spesso veicola messaggi verbali scambiati addirittura per poesia.
La parola, pur con le migliori intenzioni, è sempre schiacciata sulla musica, rispetto alla quale assume inevitabilmente un ruolo ancillare, anche quando è poesia grandissima. La musica passa prima, è un fatto.
Qualche giorno fa, Miriam Cipriani, una persona amica appassionata di poesia, mi ha girato un’informazione strabiliante: è stato compilato un cd nel quale alcuni cantanti leggeri o leggerissimi cantano poesie tra le più belle e note della nostra letteratura come fossero a Sanremo. L’effetto è al tempo stesso orribile e involontariamente comico. Uno dei vertici risibili è raggiunto, nientemeno, con «A Zacinto» di Ugo Foscolo, ma anche, per dirne un’altra un «Meriggiare pallido e assorto» interpretato da Mario Venuti mostra tutto l’incongruo orgoglio dell’improntitudine. «Musica e Parole. 10 in Poesia» è il titolo della pregevole operina, che, se non ho capito male, dovrebbe essere diffusa nelle scuole. Spero con tutto il cuore di essermi sbagliato, a meno che non si voglia mostrare in chiave opportunamente ironica ciò che è indispensabile non fare, se vogliamo diffondere correttamente la poesia e la musica.
«Avvenire» del 18 marzo 2010

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La musica è poesia
e la poesia è musica.....
Trovo che rendere "cantabile" la poesia, sia una cosa incredibilmente interessante.
E da quanto ascoltato (è stato pubblicato un assaggio) non mi resta che fare i miei complimenti agli autori e ai cantanti.

Anonimo ha detto...

Concordo perfettamente con quanto scritto dalla persona che ha postato prima di me. Molto interessante (ho ascoltato anch'io). Di sicuro acquisterò il cd

Alberto