13 luglio 2014

Quanto è pericoloso vivere senza segreti

Nell’era di Wikileaks e dei dibattiti in streaming troppa trasparenza appiattirà la nostra società, dice Byung-Chul Han nel suo ultimo saggio
di Antonello Guerrera
E se la tanto idolatrata trasparenza fosse un male assoluto? Byung-Chul Han, filosofo tedesco di origine coreana, ne è convinto. E così, dopo La società della stanchezza, è tornato con l’imprescindibile La società della trasparenza. Han è un acuto osservatore delle trame umane e digitali del XXI secolo. E, rievocando La società trasparente di Gianni Vattimo, abbatte il mito "feticista e totalizzante" della trasparenza. Che è sì nata con buoni propositi, vedi il "sotto gli occhi di tutti" del Contratto Sociale di Rousseau e la Società aperta di Popper. Ma che oggi, in particolare dopo Wikileaks, "contamina" la vita individuale e collettiva.
Qual è, dunque, il lato oscuro della trasparenza? Innanzitutto la perdita della propria privacy/intimità. Più in generale, un inesorabile appiattimento di una società oramai iperpositiva: rinnegando lo spirito dialettico hegeliano, eliminando "l’Altro" o "l’Estraneo", o comunque le negatività, si genera "un inferno dell’Uguale", in cui l’uomo è ridotto a un mero elemento funzionale del sistema. «La società della trasparenza», scrive Han, «non tollera lacune né nell’informazione, né nella visione». Eppure, in tedesco, la parola "felicità" (Glück) deriva da Lück, "lacuna". Oggi non è così. Perché i giudizi negativi limitano la comunicazione. Non a caso, Facebook ha solo "mi piace".
Qui approdiamo al cuore del saggio. La trasparenza ci regala sempre più informazioni, dati, documenti. Ma un aumento di informazioni non porta necessariamente a scelte migliori, anzi. Per esempio, l’intuizione viene atrofizzata: «Trasparenza e verità non sono identiche, più informazioni non producono affatto una verità». Perché «manca loro la direzione, il senso ». Provocando, come aveva intuito Vattimo, «l’indebolimento dell’essere ». Il guru digitale Jaron Lanier (padre della "realtà virtuale") l’aveva detto: «L’informazione in magnitudini oceaniche può confondere tanto facilmente quanto attribuire potere ». Il rischio è un «maoismo digitale», dettato da una «supremazia nerd».
E siamo alla politica. Paralizzata dalla trasparenza totale. Perché, come diceva Carl Schmitt, la nostra società deve avere «il coraggio del segreto» e «ogni grande politica implica l’arcanum »: senza segreti, la politica diventa una triste teatrocrazia, vedi i dibattiti “in streaming”, dove la trasparenza soccombe a un’insostenibile teatralità. Han fa l’esempio del Partito Pirata tedesco che, come il Movimento 5 Stelle in Italia, si professa il primo partito «né di destra, né di sinistra». Questi, per il filosofo, sono semplici «partiti di opinione», certo adatti alla società liquida coniata da Bauman. Ma, proprio a causa del loro überculto della trasparenza, secondo Han sono movimenti assolutamente incapaci di articolare «una volontà politica» e di «produrre nuove coordinate sociali».
«La Repubblica» del 29 giugno 2014

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