17 dicembre 2010

Adolescenti, se il diverso è sospetto

Una ricerca del Centro studi minori rivela la scarsa tolleranza dei giovani. E i loro pregiudizi
di Viviana Daloiso
I ragazzi sempre più restii al confronto La responsabilità? Dei grandi e del Web
Vivono in una società in cui repu­tano diffusa la discriminazione. E, di riflesso, sospettano. O, peg­gio ancora, discriminano. È una fotografia inquietante, quel­la scattata dal Centro studi mino­ri e media sull’atteggiamento degli ado­lescenti nei confronti della diversità. Ol­tre mille studenti di 9 regioni, dal Pie­monte al Veneto, dalla Toscana al Lazio fino alla Campania, alla Calabria e alla Sicilia. Che – fatta eccezione per qualche sfumatura “naturale” legata al territorio di origine o al tipo di scuola frequentata – la pensano allo stesso modo: i rom e gli zingari? Quasi tutti ladri. L’ingresso degli stranieri nel nostro Paese? Favorisce la cri­minalità, e comunque costituisce una pre­senza negativa. L’omosessualità? È troppo tollerata. Affermazioni che lasciano inchiodati alla sedia. Soprattutto se mes­se in relazione alle parti che all’apparenza sembre­rebbero le più “innocue” del questionario. Prima fra tutte, quella relativa a quanti amici “diversi” hanno i ragazzi. Risposta: moltissimi. Cifre alla ma­no: l’80% di loro ne ha u­no povero, straniero, o ap­partenente a una religio­ne diversa; il 53% ne ha u­no disabile: il 40% uno omosessuale. Se­gno che sono “abitanti” della diversità, gli adolescenti di oggi, che la guardano ne­gli occhi dei vicini, dei compagni, dei con­fidenti persino. E che tuttavia, non la ca­piscono. La professoressa Isabella Poli, di­rettrice del Centro, parla delle «contrad­dizioni tipiche degli adolescenti», che con evidenza emergono anche in questa frat­tura. Eppure rimane la sensazione di un vuoto, di una distanza tra il vissuto e il per­cepito, in cui la formazione del pregiudi­zio trova vita fin troppo facile: così «pro­vo sentimenti discriminatori nei confronti del diverso» e «i rom e gli zingari sono tut­ti ladri», dicono il 40% degli intervistati. O ancora: «la presenza degli stranieri nel nostro Paese è un fatto negativo», afferma la metà di loro. Nel fenomeno affiorano da una parte la “latitanza” delle tradizionali agenzie e­ducative, dall’altra un’eccessiva presenza dei media, e in particolare di Internet. Nel primo caso si incontra un giovane su tre che non affronta e non ha mai affronta­to il tema della diversità in famiglia, so­prattutto al Sud: i ragazzi sostengono di essersi formati un’opinione del diverso sulla base delle proprie riflessioni nel 47% dei casi, e in un altro 23% leggendo o a­scoltando i media. Risultato: 7 adolescenti su 10, sostanzialmente, si sono dati una risposta sul “diverso” da soli, senza in­terpellare genitori o insegnanti. Salvo poi, però, assorbire le opinioni del mondo a­dulto senza metterle a tema, vale a dire in maniera del tutto passiva: interrogati su se il loro atteggiamento sia più o meno discriminatorio rispetto ai propri genito­ri, oltre il 70% di loro risponde che è e­sattamente lo stesso e, per fare un esem­pio, solo uno su tre ha nei confronti del­l’orientamento sessuale un atteggiamen­to più “moderno” rispetto ai suoi paren­ti grandi. Secondo punto, la Rete, e in particolare i social network: dove quel pregiudizio trova cor­po, circola, contagia, e­splode. E qui i dati della ri­cerca del Centro Studi Mi­nori e Media diventano qualitativamente agghiac­cianti: perché se è vero che circa il 9% dei ragazzi non è iscritto a Fecebook, e che la maggior parte di loro non ha a che fare con la discriminazione online, il 28% del campione ha invece ricevuto ri­chieste di iscrizioni a gruppi contro gli im­migrati e ha aderito (il 5% ne ha addi­rittura creati), il 24% contro omosessua­li e ha aderito (il 2,4% ne ha creati), il 21% contro diversamente abili (l’1,9% ne ha creati). Numeri che, ben oltre i luo­ghi comuni, dicono per la prima volta qualcosa di concreto circa il ruolo nega­tivo di Internet nella crescita personale dei giovani.
Per fortuna c’è anche la coscienza critica, la sensazione che le cose dovrebbero cambiare: considerando che almeno 7 ragazzi su 10 hanno visto video che ri­portavano episodi di intolleranza su im­migrati, disabili o omosessuali, sembra positivo che la metà di loro dichiari di es­serci “rimasto male”, e ancor di più che il 75% del campione ritenga che Internet non possa rimanere un luogo dove l’o­dio razziale e la violenza possano essere espressi impunemente.
Il 90% degli studenti intervistati ha amici che emarginano gli immigrati, i disabili e gli omosessuali Il 50% ammette di farlo o averlo fatto in prima persona
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Stranieri in campo? Tutto bene ...

Dici straniero e i giovani fanno un passo indietro: il 59% di quelli intervistati dal Centro studi minori e media pensa che fa­voriscano la criminalità, il 26% che la lo­ro eccessiv presenza a scuola minacci la qualità dell’istruzione. E però, quando si parla di sport, tutto cambia. Nelle squadre italiane sono sempre più presenti atleti pro­venienti da altri Paesi, e questo al 62% dei ragazzi «non crea alcun problema», men­tre soltanto l’8% pensa che nel mondo del­lo sport dovrebbero avere spazio solo i no­stri connazionali. La restante parte del cam­pione si divide tra opinioni più comples­se: il 13% pensa che gli atleti stranieri sia­no effettivamente più bravi di quelli ita­liani, un buon 11% pensa che comunque bisogna fare più posto agli atleti italiani, «al­trimenti si danneggiano le nazionali». An­che sul tema degli sportivi disabili, i ra­gazzi si mostrano – contrariamente alla tendenza della ricerca – tolleranti: il 73% di loro ammira che è diversamente abile e non rinuncia a fare sport, il 20% crede che le Paraolimpiadi siano utili per sensibiliz­zare l’opinione pubblica sul tema.
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Quell’eccesso di «buonismo»

Informati? Abbastanza: nel 95% sanno che cos’è un permesso di soggiorno, an­che se solo nel 37% dei casi hanno sen­tito parlare dei centri di permanenza tem­poranea per gli stranieri che arrivano in Italia. I giovani leggono poco i giornali (il 30% non lo fa, il 29% si dedica a quel­li sportivi o locali) e anche in televisio­ne ammettono nella maggior parte dei casi di aver sentito parlare di diversità o aver visto programmi dedicato solo «qualche volta». Su come la tv tratta il te­ma, però, hanno le idee molto chiare: il 28% del campione ritiene che in televi­sione (e anche sulla carta stampata, spes­so) trapelino pregiudizi verso chi è di­verso, il 24% che alla questione venga ri­servato «poco spazio», mentre – ecco le amare sorprese – l’8% ritiene che ci sia un eccesso di buonismo verso i diversi e quasi il 4% che a loro venga addirittura riservato loro «troppo spazio». Rispetto poi all’immagine veicolata dai media ri­spetto alle reali caratteristiche della di­versità, tre il 15 e il 28% dei ragazzi pen­sa che essia sia «peggiore». Quindi, in qualche modo, manipolata.
«Avvenire» del 17 dicembre 2010

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