30 gennaio 2008

Alla Sapienza: quanti cattivi maestri …

di Paolo Simoncelli
Chissà se i 67 firmatari che hanno evocato Galileo per impedire al Papa di intervenire alle pur barbose cerimonie d’inaugurazione dell’anno accademico alla 'Sapienza' di Roma, sanno che i primi accusatori dello scienziato furono i suoi colleghi aristotelici dell’Università di Padova che videro tracollare le loro radicate convinzioni sulle sfere celesti, e che rifiutarono di por l’occhio nel cannocchiale per non veder le prove dell’improvvisa vacuità del loro sapere. E che furono questi accademici, ben prima di domenicani e gesuiti, a spostare le accuse contro Galilei dal piano scientifico a quello teologico. Comprensibilmente; con Galilei nasceva infatti il 'revisionismo', metodo di accertamento scientifico del sapere tradizionale acriticamente tramandato.
Chissà quanti dei 67 firmatari seguono quel metodo quando viene applicato alla storia contemporanea con i frutti offerti alla riflessione e alla ricerca da un Nolte o un De Felice, o non piuttosto preferiscono allora gli arcigni inquisitori del dogmatismo ideologico. Ce lo chiediamo intanto noi, dubitando di una loro pronta risposta e di un più comodo sonno (anche della ragione). E c’è da sospettare della persistenza di questo sonno o di una disattenzione costante. Chissà infatti dov’erano quando veniva impedito a De Felice e Romeo e Saitta e Del Noce e Cotta e poi Colletti ecc. di far lezione e diffondere un metodo critico radicalmente antitetico a quello basato sulla violenza ideologica e la sopraffazione fisica? Libertà e metodo, aggrediti chissà se anche da parte di alcuni degli odierni 'difensori', allora non godevano neanche d’una difesa d’ufficio, in pieno silenzio laico (e accademico).
Oggi è difficile evadere dal ripristino (già di per sé sconvolgente) dell’ovvietà, ma va pur detto che è stato arrecato un vulnus profondo al concetto stesso di 'universitas studentium et studiorum', ossia all’insieme centripeta delle forze della cultura, dei saperi, della sinergia intellettuale ecc.
che è forza tradizionale ed esclusiva delle Università pubbliche, dove infatti tiene o ha tenuto lezioni e conferenze anche il padre delle Brigate rosse, Renato Curcio. Alla 'Sapienza' di Roma (che già con equanimità e grande disinvoltura aveva conferito lauree ad honorem, durante la guerra a ministri nazisti come Rust e Funke, e subito dopo la guerra a ufficiali e politici americani come Poletti e Myron Taylor) sono stati presenti a vario titolo noti testimoni di libertà e pace, come Scalzone, Feltrinelli…, ma il Papa no; verrebbe da dire che effettivamente è meglio di no.
Ah, dimenticavamo nella lista, la conferenza di Ahmadinejad alla Columbia University di New York (ma, si obietterà, quella è un’Università americana, privata, per entrare e assistere alle lezioni bisogna pagare una retta alta, mica è italiana e pubblica dove chiunque può entrare e presenziare a lezioni e conferenze; beh, non proprio chiunque).
«Avvenire» del 17 gennaio 2008

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