06 giugno 2016

Facebook annuncia DeepText: "La nostra intelligenza artificiale capirà tutto ciò che scrivi"

Il sistema trae la sua forza dal deep learning, cioè da quella tecnologia d'apprendimento automatico che mima il comportamento dei nostri neuroni, ed è già in grado di capire il contenuto testuale di svariate centinaia di post al secondo in più di venti differenti linguaggi con un'accuratezza "quasi umana"
di Rosita Rijtano
Capirà tutto ciò che scriviamo con un'accuratezza "quasi umana". È l'intelligenza artificiale di Facebook, che adesso ha a disposizione un nuovo strumento, appena annunciato in un post sul blog ufficiale della compagnia e firmato da tre dipendenti: Aparna Lakshmiratan, Ahmad Abdulkader e Joy Zhang. Chiamato DeepText, stando a quanto dicono i suoi creatori, è già in grado di capire il contenuto testuale di svariate migliaia di post al secondo, in più di venti linguaggi differenti. Ma farà sempre meglio, giorno dopo giorno. Un sistema che trae la propria forza dal deep learning, cioè da quella tecnologia d'apprendimento automatico, sviluppata a partire dagli anni Ottanta, che simula il comportamento dei neuroni umani. E si affina con l'esperienza.
Una scelta quasi obbligata. Perché, come spiegano dal team, la lettura di un testo richiede molteplici abilità: la capacità di fare classificazioni generali che sono necessarie per stabilire quello di cui si parla; il riconoscimento dei soggetti, ad esempio i nomi dei giocatori, e di altre informazioni utili. Così l'obiettivo da raggiungere è insegnare ai computer a comprendere slang e doppi sensi di cui ci serviamo nei discorsi quotidiani. A capire se quando si digita "Mi piace BlackBerry", che in italiano vuol dire mora, si intende la marca dello smartphone oppure il frutto. In altri termini, ad avere piena padronanza del linguaggio naturale. O quasi. Un obiettivo verso cui si stanno indirizzando gli sforzi di molti big del mondo della tecnologia. In casa Facebook sono convinti: solo attraverso questo tipo di tecnica, che utilizza i dati in maniera efficiente, ci si può avvicinare alla meta. "È un passo in avanti verso la costruzione di macchine intelligenti in grado di comunicare con gli umani in modo smart", ha commentato in un'intervista alla rivista statunitense Slate Hussein Mehana, uno degli ingegneri a servizio di Mark Zuckerberg.
Nell'immediato futuro Menlo Park conta di sfruttare DeepText per classificare ogni contenuto fatto di parole che viene pubblicato sulla piattaforma: oggi si parla di due trilioni di post. Una conquista necessaria per profilarci ancora più nel dettaglio e offrirci suggerimenti rispondenti ai nostri interessi, sia per quel che concerne i contenuti da vedere sulla timeline sia per i servizi che il social network mette a disposizione al proprio interno. Al momento lo strumento viene testato in due modi. Primo: in Facebook Messenger permette all'intelligenza artificiale di capire, tra le altre cose, quando chattando con un amico abbiamo bisogno di un passaggio e di darci immediatamente l'opportunità di chiamare un taxi. Secondo: di conoscere se stiamo cercando di vendere qualcosa. In questo caso vedremo subito comparire in bacheca la pubblicità dei servizi sviluppati da Mark Zuckerberg & Co. che aiutano a concludere l'affare nel recinto della rete blu. Senza bisogno di rivolgerci altrove. Ma, annota Quartz, il nuovo motore "intelligente" potrebbe essere usato anche per raffinare le ricerche dentro al social. Che in questo modo si configura ulteriormente come un ecosistema a sé stante, autarchico, in cui è possibile fare di tutto: da ordinare la pizza allo scambio di denaro, passando per le telefonate. In diretta concorrenza con Google.
Ultima, ma non per ordine d'importanza, è la possibilità di impiegarlo per filtrare lo spam o eliminare i commenti e i post offensivi. Del resto, non sarebbe una novità se si pensa alle tecniche di riconoscimento delle immagini ampiamente sfruttate. Proprio nei giorni scorsi il sito di tecnologia TechCrunch riportava che adesso i sistemi di intelligenza artificiale di Facebook segnalano molte più foto lesive, o considerate tali, degli umani. E a quanto pare tutto ciò presto potrebbe accadere per i testi e forse pure per le notizie, dietro la cui selezione fino ad ora c'è stato lo zampino della mano umana. Si prospetta uno scenario non privo di distopie, come dimostrano i casi di famose opere d'arte (L'origine del mondo di Gustave Courbet), foto di statue (la sirenetta di Copenaghen) e istantanee artistiche. Colpevoli di violare le regole del buon costume imposte dal network, censurate senza appello, semplicemente perché non capite.
«La repubblica» del 2 giugno 2016

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