03 settembre 2015

Gli effetti sull’uomo? Dipende dalla narrazione

L'intelligenza artificiale dominerà solo se non saremo responsabili delle scelte umane
di Luca De Biase
Algoritmi che comprano e vendono titoli sui mercati finanziari, automobili che si guidano da sole, robot da compagnia, traduttori automatici, articoli per i giornali sportivi scritti interamente dal software. Watson, l’intelligenza artificiale dell’Ibm, batte gli umani a Jeopardy, il quiz televisivo americano. Vital, un algoritmo, è cooptato come membro del consiglio di amministrazione di una società di venture capital di Hong Kong, la Deep Knowledge Ventures. Un bot chiamato Random Darknet Shopper viaggia in rete in cerca di merci illegali da acquistare in bitcoin: fa parte di un’installazione artistica ma compra droga vera, riporta Fusion.
Di fronte alla crescente complessità dell’organizzazione della vita sul pianeta, il ricorso all’intelligenza artificiale, ai Big Data, alla robotica e tutto il resto, appare come una grande opportunità. Ma le visioni critiche non mancano, le preoccupazioni montano, si diffonde persino un inutile allarmismo. L’intelligenza artificiale aumenterà l’ineguaglianza ed eliminerà posti di lavoro – anche ad alto valore aggiunto – come sembrano suggerire le analisi di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee in «The second machine age»? I droni impareranno a fare la guerra con un elevato grado di autonomia? I sistemi di sorveglianza e manipolazione dell’informazione online riusciranno a influenzare le decisioni collettive? L’Italian Association for Artificial Intelligence ha dedicato al tema della sostituzione tra macchine e lavoro un convegno importante a Pisa. Il Future of Life Institute ha raccolto migliaia di firme di scienziati e intellettuali intorno a un documento che invita a prendere consapevolezza delle domande di fondo che pone lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Come rispondere a queste sollecitazioni? Se si considera il progresso tecnologico come un processo ineluttabile e nello stesso tempo si immaginano le sue conseguenze sociali ci si trova nella condizione di chi batte la testa contro il muro. Forse prima di trovare le risposte si deve stabilire qual è il metodo che serve a rispondere.
McAfee non si tira indietro dal dibattito sulla sostituzione delle macchine ai lavoratori e sull’ineguaglianza. Ma sostiene che una migliore e più diffusa informazione sull’intelligenza artificiale e le tecnologie connesse è la strada principale per consentire alla società di prendere le contromisure. E questo è un punto di partenza.
Il secondo caposaldo è una visione distaccata rispetto alla fiction. La migliore fantascienza ha avuto grande importanza nella generazione dei miti fondativi di nuove società declinate al futuro con tecnologie indipendenti dagli umani. «2001 Odissea nello spazio» e «Blade Runner». Isaac Asimov e Philip Dick. La rivoluzione contro il potere delle macchine di «Matrix» e l’accettazione della seduzione del software di «Lei», esempio recente, hanno abituato l’immaginario collettivo alla possibilità dell’alterità della macchina dal suo creatore umano. Non mancano anche forme di fiction che sconfinano nella saggistica, dallo studio della singularity – che si domanda che cosa succede quando l’intelligenza delle macchine supera quella degli umani – all’estremismo evoluzionistico che si domanda come emergerà una nuova specie post-umana.
L’importanza delle grandi narrazioni è sottovalutata nell’interpretazione dello sviluppo tecnologico e delle sue conseguenze sociali. Le narrazioni hanno la capacità di costruire una prospettiva all’interno della quale si operano le scelte. La tecnologia è malleabile e il suo risultato prende la forma della visione del mondo che guida chi la progetta e realizza. Il terzo elemento dell’approccio al problema dell’intelligenza artificiale è una visione critica e consapevole delle conseguenze progettuali dei quadri narrativi.
Una grande narrazione come quella che vede nel mercato il meccanismo che alloca le risorse nel miglior modo possibile disegna il quadro organizzativo nel quale la tecnologia si sviluppa attraverso i sistemi incentivanti, la cultura degli obiettivi quantitativi, l’esclusione delle esternalità negative dall’azione degli agenti economici. Una narrazione integrativa, come quella che nasce dalla cultura ecologica, senza voler sostituire il mercato, sottolinea piuttosto un quadro interpretativo più ampio e contemporaneo, nel quale le scelte tengono conto della sostenibilità ambientale, culturale e sociale. Quale sarà la narrazione prevalente? Un fatto è certo: il futuro è la conseguenza delle scelte operate nel presente. E le scelte non sono automatiche: sono una responsabilità umana. È il senso del lavoro di Edge. Tutto da leggere.
«Il Sole 24 Ore - suppl. Nòva» del 19 gennaio 2015

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