15 luglio 2014

Rodotà: "Primi segnali di una svolta: il diritto alla privacy è resuscitato"

di Alessandro Longo
"Data per morta la privacy è improvvisamente resuscitata per via del Datagate, che l'ha rimessa al centro dell'attenzione. Era stata messa da parte: per ragioni di sicurezza e dimercato. Ma adesso si vedono i segnali di una svolta, a favore dei diritti dei cittadini". Stefano Rodotà, giurista e tra i massimi esperti mondiali sui diritti della privacy, ritiene che stiamo entrando in una nuova era, per l'Occidente. "Si va verso una costituzionalizzazione dei diritti di internet", afferma. "E il diritto alla privacy ne sarà il motore fondamentale".

Professore, tante notizie ultimamente hanno rimesso al centro la questione dei diritti di internet e alla privacy, che paiono due aspetti intrecciati in uno stesso nodo. Che sta succedendo?
"Il mondo ha smesso di subire passivamente la prepotenza delle istituzioni deputate alla sicurezza e dei giganti del web. La richiesta delle prime è sempre stata questa, negli ultimi anni: dateci tutti i vostri dati, vogliamo sapere tutto di voi, per potervi proteggere dal rischio terroristico. Ma poi è scoppiato il datagate, lo scandalo delle intercettazioni di massa fatte dalla National security agency americana. Sono seguite prese di posizione da parte di leader come Angela Merkel e lo stesso Barack Obama, contro le ragioni della sorveglianza. La pretesa delle agenzie di sicurezza si è rivelata non più proponibile. Altra notizia significativa, ad aprile, è la sentenza della Corte di Giustizia che ha dichiarato non valida la direttiva Ue 2006 sulla conservazione dei dati di traffico telefonico dei cittadini Ue (pensata sull'onda degli attacchi terroristici di Madrid e Londra, ndr). L'ha ritenuta infatti una grave violazione dei diritti di privacy. Significa che sul terreno della sicurezza c'è oggi un'emersione della dimensione costituzionale. La Corte di Giustizia Ue è sostanzialmente la Corte costituzionale dell'Unione europea. Ha messo in evidenza che le norme di protezione dei dati personali hanno rango costituzionale. E se ne dovranno trarre le conseguenze".


Come sta evolvendo invece la contrapposizione tra diritti degli utenti e richieste di dati personali da parte delle aziende web?
"Le pretese che vengono dal mercato sono state poco evidenti, finora. Sono quelle dei nuovi padroni del mondo, i cosiddetti over the top. Mark Zuckerberg ha detto che la privacy è finita come regola sociale. Significa: tutti i dati che mettete su Facebook sono miei. Ma anche questa pretesa è stata messa in discussione e in questo momento i grandi soggetti del web, Facebook, Google eccetera si rendono conto che la dimensione della privacy va ormai affrontata. Cominciano a dare agli utenti un maggiore controllo sui loro dati. Si è avviato un processo che fino a poco tempo fa qualcuno riteneva impensabile".

Ma come fare i conti con il fatto che la privacy negli Usa - dove queste aziende hanno una sede - è un diritto molto meno garantito che in Europa?
"Sì, continuiamo ad avere un confronto tra modello europeo e modello statunitense, anche se ora non è più così evidente. Il primo è fondato sul riconoscimento sull'idea della privacy come diritto fondamentale della persona (come riconosciuto dalla Carta dei Diritti), l'altro è orientato all'autoregolamentazione. Il modello americano, però, sta ora cedendo di fronte alla necessità di leggi in materia. Si pensi alla nuova legge che limita il diritto del datori di lavoro di fare ricerche sui dipendenti in Facebook. C'è un avvicinamento insomma tra i due modelli, perché gli americani hanno capito che la privacy è una questione di libertà e di democrazia. La consapevolezza è emersa appunto per lo scandalo delle intercettazioni, che ha pure aperto il problema della violazione delle sovranità nazionali da parte degli Usa. La questione si è resa insomma ineludibile per il Governo Usa".

Quale può essere il ruolo della politica e delle istituzioni?
"Sono abbastanza prudente, per non dire scettico, nei confronti dello "stakeholdering" (cioè delle prassi o normative frutto dell'accordo tra diversi soggetti). Su questa strada fino a ieri sono prevalsi solo gli interessi del mercato e della sicurezza. Certo bisogna tenere conto di tutti i soggetti, ma la via da seguire non è quella del puro negoziato dove ognuno cerca di imporre un pezzo i propri interessi, ma quella della dimensione costituzionale. Sono fiducioso a riguardo perché di recente è arrivata la "costituzione di internet" Marco Civil in Brasile; ma anche la dichiarazione di Delhi sui diritti in rete. Si è rimesso in moto un processo che si era arrestato e che era cominciato con gli Internet Governance Forum delle Nazioni Uniti. Dal 2008 al 2010 aveva cominciato a dare risultati, poi si era interrotto. Ora il processo è ripartito. Siamo entrati in una fase in cui comincia ad avere riconoscimenti importanti la necessità di una costituzione per internet. Il creatore del web Tim Berners Lee ha detto che ci vuole un Bill of Rights per internet e che l'accesso a internet deve essere un diritto costituzionale. "Come l'accesso all'acqua", ha detto".

Ma anche in Italia la situazione sta maturando in questo senso?
"Si sta muovendo qualcosa da parte di alcuni gruppi parlamentari, in particolare di Stefano Quintarelli (Scelta Civica), che sta cercando di riportare nel dibattito la mia proposta del 2010: integrare l'articolo 21 della costituzione aggiungendovi il diritto all'accesso a internet. All'epoca, parlamentari bipartisan ne avevano fatto una proposta di legge, che di recente è stata ripresentata (dal Pd e dal M5S, ndr). Il tema insomma è stato incardinato in sede parlamentare. Un momento importante per riparlarne sarà a giugno, con l'arrivo previsto del regolamento sulla Data Privacy. Sarà uno dei compiti importanti della presidenza europea italiana completare questo aggiornamento della normativa europea sulla privacy. Il sistema di protezione dei dati sarà rafforzato. Ne verrà una svolta che avrà effetti immediati sui rapporti tra l'Ue e altri paesi, in nome dei diritti degli utenti".
«la Repubblica» del 7 luglio 2014

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