23 gennaio 2010

Pirandello, Sei personaggi in cerca d'autore

Ieri sera, 22 gennaio 2010, siamo andati al Quirino a vedere "Sei personaggi incerca d'autore"
Tosto, non c'è che dire! Qualcuno ha capito qualcosa, qualche risata ce la siamo fatta, ho beccato una multa di 38,00 € ... ma penso che ne sia valsa le pena!
Ti trascrivo alcuni dei pezzi che mi sono piaciuti di più, oltre al ... mastodontico Paingros da 1,3 kg che ci siamo mangiati all'1.30 di notte!


Il padre (risoluto, facendosi avanti)
Io mi faccio maraviglia della loro incredulità! Non sono forse abituati lor signori a vedere balzar vivi quassù, uno di fronte all'altro, i personaggi creati da un autore? Forse perché non c'è là
indicherà la buca del Suggeritore
un copione che ci contenga?

La Figliastra (facendosi avanti al Capocomico, sorridente, lusingatrice)
Creda che siamo veramente sei personaggi, signore, interessantissimi! Quantunque, sperduti.

Il Padre (scartandola)
Sì, sperduti, va bene!
Al Capocomico subito:
Nel senso, veda, che l'autore che ci creò, vivi, non volle poi, o non potè materialmente, metterci al mondo dell'arte. E fu un vero delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché - vivi germi - ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l'eternità!
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Il padre
Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sè, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai!
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Il Padre
Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi - veda - si crede "uno" ma non è vero: è "tanti", signore, "tanti", secondo tutte le possibilità d'essere che sono in noi: "uno" con questo, "uno" con quello - diversissimi! E con l'illusione, intanto, d'esser sempre "uno per tutti", e sempre "quest'uno" che ci crediamo, in ogni nostro atto. Non è vero! non è vero! Ce n'accorgiamo bene, quando in qualcuno dei nostri atti, per un caso sciaguratissimo, restiamo all'improvviso come agganciati e sospesi: ci accorgiamo, voglio dire, di non esser tutti in quell'atto, e che dunque una atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da quello solo, tenerci agganciati e sospesi, alla gogna, per una intera esistenza, come se questa fosse assommata tutta in quell'atto! Ora lei intende la perfidia di questa ragazza? M'ha sorpreso in un luogo, in un atto, dove e come non doveva conoscermi, come io non potevo essere per lei; e mi vuol dare una realtà, quale io non potevo mai aspettarmi che dovessi assumere per lei, in un momento fugace, vergognoso, della mia vita! Questo, questo, signore, io sento sopratutto. E vedrà che da questo il dramma acquisterà un grandissimo valore.
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Il padre
Ho capito, signore. Ma ora forse indovino anche perché il nostro autore, che ci vide vivi così, non volle poi comporci per la scena. Non voglio fare offesa ai suoi attori. Dio me ne guardi! Ma penso che a vedermi adesso rappresentato... non so da chi...

Il primo attore (con alterigia alzandosi e venendogli incontro, seguito dalle gaje giovani Attrici che rideranno).
Da me, se non le dispiace.

Il padre (umile e mellifluo).
Onoratissimo, signore.
S'inchinerà.
Ecco, penso che, per quanto il signore s'adoperi con tutta la sua volontà e tutta la sua arte ad accogliermi in sè...
Si smarrirà.

Il primo attore
Concluda, concluda.
Risata delle Attrici.

Il padre
Eh, dico, la rappresentazione che farà - anche forzandosi col trucco a somigliarmi... - dico, con quella statura...
tutti gli Attori rideranno
difficilmente potrà essere una rappresentazione di me, com'io realmente sono. Sarà piuttosto - a parte la figura - sarà piuttosto com'egli interpreterà ch'io sia, com'egli mi sentirà - se mi sentirà - e non com'io dentro di me mi sento. E mi pare che di questo, chi sia chiamato a giudicare di noi, dovrebbe tener conto.

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La figliastra (appena la Madre accennerà di quietarsi, soggiungerà, cupa e risoluta).
Noi siamo qua tra noi, adesso, ignorati ancora dal pubblico. Lei darà domani di noi quello spettacolo che crederà, concertandolo a suo modo. Ma lo vuol vedere davvero, il dramma? scoppiare davvero, com'è stato?

Il capocomico
Ma sì, non chiedo di meglio, per prenderne fin d'ora quanto sarà possibile!

La figliastra
Ebbene, faccia uscire quella madre.

La madre (levandosi dal suo pianto, con un urlo)
No, no! Non lo permetta, signore! Non lo permetta!

Il capocomico
Ma è solo per vedere, signora!

La madre
Io non posso! non posso!

Il capocomico
Ma se è già tutto avvenuto, scusi! Non capisco!

La madre
No, avviene ora, avviene sempre! Il mio strazio non è finito, signore! Io sono viva e presente, sempre, in ogni momento del mio strazio, che si rinnova, vivo e presente sempre. Ma quei due piccini là, li ha lei sentiti parlare? Non possono più parlare, signore! Se ne stanno aggrappati a me, ancora, per tenermi vivo e presente lo strazio: ma essi, per sè, non sono, non sono più! E questa,
indicherà la Figliastra
signore, se n'è fuggita, è scappata via da me e s'è perduta, perduta... Se ora io me la vedo qua è ancora per questo, solo per questo, sempre, sempre, per rinnovarmi sempre, presente, lo strazio che vivo e ho sofferto anche per lei!

Il padre (solenne)
Il momento eterno, com'io le ho detto, signore! Lei
indicherà la Figliastra
è qui per cogliermi, fissarmi, tenermi agganciato e sospeso in eterno, alla gogna, in quel solo momento fuggevole e vergognoso della mia vita. Non può rinunziarvi, e lei, signore, non può veramente risparmiarmelo.

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Il padre (con uno scatto, alzandosi)
L'illusione? Per carità, non dicano l'illusione! Non adoperino codesta parola, che per noi è particolarmente crudele!

Il capocomico (stordito)
E perché, scusi?

Il padre
Ma sì, crudele! crudele! Dovrebbe capirlo!

Il capocomico
E come dovremmo dire allora? L'illusione da creare, qua, agli spettatori -

Il primo attore
- con la nostra rappresentazione -

Il capocomico
- l'illusione d'una realtà!

Il padre
Comprendo, signore. Forse lei, invece, non può comprendere noi. Mi scusi! Perché - veda - qua per lei e per i suoi attori si tratta soltanto - ed è giusto - del loro giuoco.

La prima attrice (interrompendo sdegnata)
Ma che giuoco! Non siamo mica bambini! Qua si recita sul serio.

Il padre
Non dico di no. E intendo, infatti, il giuoco della loro arte, che deve dare appunto - come dice il signore - una perfetta illusione di realtà.

Il capocomico
Ecco, appunto!

Il padre
Ora, se lei pensa che noi come noi
indicherà sè e sommariamente gli altri cinque Personaggi
non abbiamo altra realtà fuori di questa illusione!

Il capocomico (stordito, guardando i suoi Attori rimasti anch'essi come sospesi e smarriti)
E come sarebbe a dire?

Il padre (dopo averli un po' osservati, con un pallido sorriso)
Ma sì, signori! Quale altra? Quella che per loro è un'illusione da creare, per noi è invece l'unica nostra realtà.
Breve pausa. Si avanzerà di qualche passo verso il Capocomico, e soggiungerà:
Ma non soltanto per noi, del resto, badi! Ci pensi bene.
Lo guarderà negli occhi.
Mi sa dire chi è lei?
E rimarrà con l'indice appuntato su lui.

Il capocomico (turbato, con un mezzo sorriso)
Come, chi sono? - Sono io!

Il padre
E se le dicessi che non è vero, perché lei è me?

Il capocomico
Le risponderei che lei è un pazzo!
Gli Attori rideranno.

Il padre
Hanno ragione di ridere: perché qua si giuoca;
al Direttore:
e lei può dunque obbiettarmi che soltanto per un giuoco quel signore là
indicherà il Primo Attore
che è "lui", dev'esser "me", che viceversa sono io, "questo". Vede che l'ho colto in trappola?
Gli attori torneranno a ridere.

Il capocomico (seccato)
Ma questo s'è già detto poco fa! Daccapo?

Il padre
No, no. Non volevo dir questo, infatti. Io la invito anzi a uscire da questo giuoco
guardando la Prima Attrice, come per prevenire
d'arte! d'arte! - che lei è solito di fare qua coi suoi attori; e torno a domandarle seriamente: chi è lei?

Il capocomico (rivolgendosi quasi strabiliato, e insieme irritato, agli Attori)
Oh, ma guardate che ci vuole una bella faccia tosta! Uno che si spaccia per personaggio, venire a domandare a me, chi sono!

Il padre (con dignità, ma senza alterigia)
Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre "qualcuno". Mentre un uomo - non dico lei, adesso - un uomo così in genere, può non esser "nessuno".

Il capocomico
Già! Ma lei lo domanda a me, che sono il Direttore! il Capocomico! Ha capito?

Il padre (quasi in sordina, con melliflua umiltà)
Soltanto per sapere, signore, se veramente lei com'è adesso, si vede... come vede per esempio, a distanza di tempo, quel che lei era una volta, con tutte le illusioni che allora si faceva; con tutte le cose, dentro e intorno a lei, come allora le parevano - ed erano, erano realmente per lei! - Ebbene, signore: ripensando a quelle illusioni che adesso lei non si fa più, a tutte quelle cose che ora non le "sembrano" più come per lei "erano" un tempo; non si sente mancare, non dico queste tavole di palcoscenico, ma il terreno, il terreno sotto i piedi, argomentando che ugualmente "questo" come lei ora si sente, tutta la sua realtà d'oggi così com'è, è destinata a parerle illusione domani?

Il capocomico (senza aver ben capito, nell'intontimento della speciosa argomentazione)
Ebbene? E che vuol concludere con questo?

Il padre
Oh, niente, signore. Farle vedere che se noi oltre la illusione, non abbiamo altra realtà, è bene che anche lei diffidi della realtà sua, di questa che lei oggi respira e tocca in sè, perché - come quella di ieri - è destinata a scoprirlesi illusione domani.


Il capocomico (rivolgendosi a prenderla in riso)
Ah, benissimo! E dica per giunta che lei, con codesta commedia che viene a rappresentarmi qua, è più vero e reale di me!

Il padre (con la massima serietà)
Ma questo senza dubbio, signore!

Il capocomico
Ah sì?

Il padre
Credevo che lei lo avesse già compreso fin da principio.

Il capocomico
Più reale di me?

Il padre
Se la sua realtà può cangiare dall'oggi al domani...

Il capocomico
Ma si sa che può cangiare, sfido! Cangia continuamente, come quella di tutti!

Il padre (con un grido)
Ma la nostra no, signore! Vede? La differenza è questa! Non cangia, non può cangiare, né esser altra, mai, perché già fissata - così - "questa" - per sempre - (è terribile, signore!) realtà immutabile, che dovrebbe dar loro un brivido nell'accostarsi a noi!

Il capocomico (con uno scatto, parandoglisi davanti per un'idea che gli sorgerà all'improvviso).
Io vorrei sapere però, quando mai s'è visto un personaggio che, uscendo dalla sua parte, si sia messo a perorarla così come fa lei, e a proporla, a spiegarla. Me lo sa dire? Io non l'ho mai visto!

Il padre
Non l'ha mai visto, signore, perché gli autori nascondono di solito il travaglio della loro creazione. Quando i personaggi son vivi, vivi veramente davanti al loro autore, questo non fa altro che seguirli nelle parole, nei gesti ch'essi appunto gli propongono, e bisogna ch'egli li voglia com'essi si vogliono; e guai se non fa così! Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant'altre situazioni in cui l'autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l'autore non si sognò mai di dargli!

Il capocomico
Ma sì, questo lo so!

Il padre
E dunque, perché si fa meraviglia di noi? Immagini per un personaggio la disgrazia che le ho detto, d'esser nato vivo dalla fantasia d'un autore che abbia voluto poi negargli la vita, e mi dica se questo personaggio lasciato così, vivo e senza vita, non ha ragione di mettersi a fare quel che stiamo facendo noi, ora, qua davanti a loro, dopo averlo fatto a lungo a lungo, creda, davanti a lui per persuaderlo, per spingerlo, comparendogli ora io, ora lei,
indicherà la Figliastra
ora quella povera madre...
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Mio post del 23 gennaio 2010

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