31 dicembre 2009

Solitudine, un « virus » contagioso

di Giuseppe O. Longo
Secondo una ricerca di John Cacioppo dell’Università di Chicago, comparsa di recente sul «Journal of Personality and Social Psychology», la solitudine si diffonderebbe nella società seguendo la dinamica dei contagi virali: come ci si prende il raffreddore da chi è raffreddato, così ci si 'prenderebbe' la solitudine da chi è solo. Forse qualche anno fa una ricerca del genere avrebbe messo in evidenza un congetturale 'gene della solitudine', mentre oggi l’influenza... dell’influenza 'suina' comporta un cambio di paradigma. E, seguendo la metafora virale, Cacioppo aggiunge che non solo le persone da noi frequentate ci possono contagiare, ma anche le persone che frequentano coloro che noi frequentiamo, e ciò fino a tre gradi di separazione: se Tizio è solitario e frequenta Caio e Caio frequenta Sempronio e noi frequentiamo Sempronio, ebbene possiamo diventare dei tristi solitari. Sorge allora la domanda perché non siamo tutti solitari, dal momento che tutti frequentiamo persone che direttamente o indirettamente hanno frequentato o frequentano persone sole. È ovvio: un solitario è tale proprio perché non frequenta (e non contagia) nessuno. Ma allora come si diffonde la solitudine?
Forse esistono i portatori sani, persone che hanno il virus della solitudine, ma che ciò nonostante vivono in seno ad allegre brigate alle quali trasmettono il temibile agente.
Inoltre, asserisce Cacioppo, la società adotta misure profilattiche probabilmente inconsapevoli, mettendo al bando quanti sono in odore di solitudine per evitare che infettino le persone gioviali. Allora non è chiaro se si viene messi al bando perché si è solitari oppure se si diventa solitari per effetto di un bando, magari ingiustificato. Lo studio fornisce anche qualche dato numerico (piuttosto nebuloso): ogni giornata di solitudine di un vicino di casa solitario ci causa due ore di solitudine, mentre ogni amico ci risparmia due giorni di solitudine all’anno (lo sapevamo che chi trova un amico trova un tesoro). Chris Segrin, un esperto di comportamento estraneo alla ricerca, ha osservato che sì, in effetti, le persone solitarie tendono a trovarsi tra loro, aggravando la propria condizione (ma quando si ritrovano non possono più dire di essere sole: forse qui si confonde la solitudine con la depressione). Poiché per molti la solitudine è difficile da sopportare essa, come sottolinea Cacioppo, deprime il sistema immunitario e provoca effetti sulla pressione sanguigna paragonabili a quelli del fumo.
Non sono mancate le critiche alla ricerca: nel 2008 Jason Fletcher e Ethan Cohen-Cole hanno dimostrato che di primo acchito anche l’acne, la cefalea e perfino l’altezza presentano una diffusione di tipo epidemico nella popolazione, ma questo andamento scompare quando si tenga conto in modo accurato dei fattori ambientali: Cacioppo ne ha tenuto conto? Chissà se Petrarca, che solo e pensoso i più deserti campi andava misurando, si rendesse conto di essere stato contagiato dal subdolo virus di Cacioppo e non semplicemente colpito dall’insidioso ma banale dardo di Cupido.
«Avvenire» del 29 dicembre 2009

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