29 novembre 2009

Una piccola polemica letteraria di fine 1200

Durante la lezione di sabato scorso, 28 novembre 2009, abbiamo esaminato un sonetto di Cavalcanti, che Claudio aveva trovato in internet: è la risposta ad un altro sonetto che Dante aveva scritto e inserito nella Vita Nova al capitolo III.
Li ripropongo per una lettura ed un approfondimento personale:
DANTE
A ciascun'alma presa e gentil core
nel cui cospetto ven lo dir presente,
in ciò che mi rescrivan suo parvente,
salute in lor segnor, cioè Amore.
Già eran quasi che atterzate l'ore
del tempo che onne stella n'è lucente,
quando m'apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d'esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.
CAVALCANTI
Vedeste, al mio parere, onne valore
e tutto gioco e quanto bene om sente,
se foste in prova del segnor valente
che segnoreggia il mondo de l'onore,
poi vive in parte dove noia more
e ten ragion nel casser de la mente:
sì va soave per sonni a la gente,
che i cor ne porta sanza far dolore.
Di voi lo core ne portò, veggendo
che vostra donna la morte chedea;
nodrilla de lo cor, di ciò temendo.
Quando v'appare che ne gia dogliendo,
fu dolce sonno ch'allor si compiea,
ché 'l su' contraro lo venia vincendo.
Dopo il commento, che è nato in classe lì per lì, con l'approssimazione propria di una lezione laboratoriale, Ilaria Ventura azzardava la domanda: "Ma nessun'altro ha risposto a Dante?".
Mi sono documentato un po' e ho trovato altri due sonetti in risposta ...

CINO DA PISTOIA (O TERINO DA CASTELFIORENTINO)
Naturalmente chere ogni amadore
di suo cor la sua donna far saccente,
e questo per la vision presente
intese di mostrare a te l'Amore
in ciò che de lo tuo ardente core
pascea la tua donna umilemente,
che lungamente stata era dormente,
involta in drappo, d'ogne pena fore.
Allegro si mostrò Amor, venendo
a te per darti ciò che 'l cor chiedea,
insieme due coraggi comprendendo;
e l'amorosa pena conoscendo
che ne la donna conceputo avea,
per pietà di lei pianse partendo.

Ma ancor più divertente (se lo loggi, capirai il perché) è il seguente:

DANTE DA MAIANO
Di ciò che stato sei dimandatore,
guardando, ti rispondo brevemente,
amico meo di poco conoscente,
mostrandoti del ver lo suo sentore.
Al tuo mistier così son parlatore:
se san ti truovi e fermo de la mente,
che lavi la tua coglia largamente,
a ciò che stinga e passi lo vapore
lo qual ti fa favoleggiar loquendo;
e se gravato sei d'infertà rea,
sol c'hai farneticato, sappie, intendo.
Così riscritto el meo parer ti rendo;
né cangio mai d'esta sentenza mea,
fin che tua acqua al medico no stendo.
... come a dire: "Dante, se c'hai 'sti bollori, vatte a fa' 'na doccia!".

Mio post del 29 novembre 2009

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