28 luglio 2009

Scuola, le responsabilità dei genitori

di David Cameron
La reazione pubblica alla crisi politica è fin troppo grave per essere placata da un immediato pacchetto di provvedimenti o dal fatto che i parlamentari paghino il prezzo del loro comportamento privo di senso morale. Penso che la collera del popolo britannico nei confronti dell’attuale classe politica sia indice dell’esistenza nel nostro sistema politico di un problema molto più serio, che si è aggravato nel corso degli anni. Per noi è di vitale importanza prendere in esame i problemi politici più gravi che la Gran Bretagna si trova ad affrontare e considerare tutte le soluzioni possibili.
Sebbene giudichi eccessiva gran parte dei recenti discorsi che parlano in tono esaltato di «rivoluzione» - occorre mantenere sangue freddo e senso della misura - non dobbiamo illuderci che qualche provvedimento tecnocratico e qualche consultazione costituzionale potranno risolvere la situazione. No, questa crisi mostra come ci sia bisogno di un grande cambiamento. Abbiamo bisogno di una nuova politica. Abbiamo bisogno di una riforma radicale; ma dobbiamo attuarla nel modo corretto.
La nostra filosofia di conservatorismo progressista - il perseguimento di obiettivi progressisti attraverso mezzi conservatori - mira a invertire il collasso delle responsabilità personali, che deriva inevitabilmente dal trasferimento del controllo dall’individuo e dalla comunità nelle mani di élite politiche e burocratiche. Possiamo invertire il processo di atomizzazione in atto nella nostra società dando alla gente il potere di lavorare collettivamente con i propri pari per risolvere problemi comuni. Possiamo invertire l’infantilizzazione della nostra società invitando la gente a cercare riposte in se stessi, nella propria comunità e nella più vasta società, invece che solo nello Stato. Soprattutto, possiamo incoraggiare la gente a comportarsi in modo responsabile se faremo sapere loro che, comportandosi in modo corretto e prendendosi delle responsabilità, otterranno dei riconoscimenti sociali e potranno fare la differenza.
Credo pertanto che l’obiettivo centrale delle nuove politiche di cui abbiamo bisogno sia una massiccia ridistribuzione del potere, di ampio respiro e radicale: dallo stato ai cittadini; dal governo al Parlamento; dal governo centrale a quelli locali; dall’Unione Europea alla Gran Bretagna; dai giudici alla gente; dalla burocrazia alla democrazia. Grazie alla decentralizzazione, alla trasparenza e alla responsabilità dobbiamo togliere potere alle élite politiche e consegnarlo nelle mani degli uomini e delle donne comuni. Sì, come molti commentatori del Guardian hanno sostenuto nei loro contributi a «Una nuova politica», ciò significa riformare il Parlamento. Ma significa molto più di questo. La riforma di cui ora c’è bisogno - questa radicale ridistribuzione del potere - deve raggiungere ogni istituzione pubblica, non solo il Parlamento.
Nella linea del principio di sussidiarietà
Si dovrebbe cominciare col limitare il più possibile il potere politico. I politici saranno così costretti a modificare il loro atteggiamento, finalmente. I politici - e i funzionari pubblici e i consulenti che lavorano per loro - tendono istintivamente ad accaparrarsi il potere poiché sono convinti che sia l’unico modo per realizzare gli obiettivi. Bene, dovremo sopprimere quell’istinto: e, credetemi, so bene quanto sarà difficile. Occorrerà operare un serio cambiamento di mentalità tra i ministri, tra i funzionari governativi e tra molti altri. Ogni volta che il governo prenderà una decisione si dovrà porre una serie di domande: questa decisione dà o toglie potere alle persone? Possiamo lasciar prendere il controllo agli individui, ai quartieri e alla comunità? Fino a che punto possiamo limitare il potere?

La riforma della scuola
È ponendo tali domande che si arriva ai nostri programmi per la riforma della scuola. Oggi i genitori possono solo sperare per il meglio e mandare i propri figli alla scuola che viene loro assegnata. Aspettate l’arrivo della lettera dell’autorità locale, sperando di ottenere l’assegnazione alla scuola indicata come prima scelta, o quantomeno nella speranza di evitare gli istituti relegati in fondo alla lista. Una delle cose più importanti della vostra vita - l’educazione dei vostri figli - è ampiamente fuori dal vostro controllo. La nostra riforma toglierà dalle mani del settore pubblico il potere di decidere in merito all’educazione e lo metterà direttamente nelle mani dei genitori, affinché ne abbiano il controllo. Porremo fine al monopolio statale sull’educazione scolastica, in modo che ogni organizzazione adeguatamente qualificata possa costruire una nuova scuola, e che ogni genitore insoddisfatto dell’educazione che il proprio figlio sta ricevendo possa mandarlo in un nuovo istituto - sostenuto dal denaro pubblico, inclusi i finanziamenti extra per i figli delle famiglie più povere. Questo è il tipo di ridistribuzione del potere che rappresenterà il punto di partenza di un governo conservatore: trasferire il potere e il controllo direttamente agli individui.
Tuttavia, non sempre è possibile riconsegnare il potere agli individui, e in quei casi dobbiamo optare per la migliore alternativa: ridistribuire il potere ai quartieri e alle amministrazioni locali. Invece di dar sfogo a una rabbia impotente perché qualche lontana amministrazione regionale ha deciso di scaricare sulla vostra città migliaia di nuove case - senza alcuna idea sull’impatto che ciò avrà sul traffico, sui servizi pubblici e sulle caratteristiche della vostra comunità - grazie a nuove società di edilizia locale i quartieri avranno il potere di costruire le case che vogliono. Abbiamo inoltre intenzione di dare più potere ai Comuni, riducendo tutte le interferenze provenienti dal governo centrale: le regole e le restrizioni, gli obiettivi e le ispezioni. Abbiamo infine intenzione di liberarci delle inutili e ingiustificabili amministrazioni e burocrazie regionali.
(*) Stralcio dell’intervento che sarà pubblicato su Atlantide, quadrimestrale diretto da Giorgio Vittadini in distribuzione al Meeting di Rimini (23-29 agosto 2009).
"La Stampa" del 27 luglio 2009

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