04 aprile 2007

Blake non solo visionario, ribelle e anticonformista

Tracy Chevalier, autrice del bestseller su Vermeer, ha scelto l’artista del ‘700 per il nuovo romanzo
Di Elisabetta Rasy
Difendeva gli umili ed era attento al lavoro femminile
Questa volta Tracy Chevalier, l’autrice del bestseller La ragazza con l’orecchino di perla ispirato alla misteriosa figura femminile di un celebre quadro di Vermeer, ha scelto la Londra di fine Settecento per ambientare il suo nuovo romanzo storico, L’innocenza. Al posto del grande pittore olandese, come perno e motore della vicenda, c’è William Blake, poeta, visionario artista e libero pensatore di un’Inghilterra che faceva i conti alla sua maniera con l’epoca dei Lumi, mentre nella vicina Francia la Rivoluzione scompaginava le carte della politica e della società. Americana di nascita ma londinese di adozione e tenacemente devota alla secolare trama di luci e ombre del Vecchio Mondo, Tracy Chevalier ha il gusto tipicamente anglosassone per la ricostruzione storica miscelato alla tradizionale fiducia romanzesca che i sentimenti umani hanno un loro inossidabile lasciapassare per scavalcare i confini del tempo. I grandi avvenimenti dell’epoca, infatti, sono solo lo sfondo, o il rumore di fondo, della trama che l’autrice costruisce con un’instancabile attenzione per i dettagli e le atmosfere. In scena, attorno al celebre artista in un quartiere popolare della città, ci sono tre adolescenti. Due di loro, Jem e la sorella Maisie, arrivano da uno sperduto villaggio del Dorset, immagine delle gioie e dei dolori della profonda provincia inglese. La terza, Maggie, è una ragazzina dei sobborghi, esuberante e sboccata ma, come gli altri due, ingenua e attratta quanto sgomenta di fronte al mistero della vita adulta. L’intreccio che stringe fra loro i tre ragazzi è avventuroso ma soprattutto sentimentale: tra Jem e Maggie nasce un’amicizia che sperimenta i primi turbamenti sessuali, mentre per l’altra ragazzina, sognante e sprovveduta e come tale destinata a conoscere l’amore nella sua forma più brutale, la vicinanza del fratello e dell’amica schiude il senso della confidenza e della solidarietà. I Blake - piuttosto folcloristici: William con un’antiquata giacca nera e il bonnet rouge dei rivoluzionari francesi e la moglie Catherine dolce e stanca sotto le sue cuffiette e i suoi occhi pazienti - sono una accattivante icona dell’anticonformismo: fanno l’amore in giardino in costume adamitico recitando le poesie di lui, trascurano i pettegolezzi del quartiere, difendono gli umili e gli oppressi, hanno pietà delle prostitute che popolano la città come cupo controcanto, sotto gli occhi smarriti dei nuovi arrivati, al fasto delle dame. Il salotto con il torchio da cui escono le incisioni di misteriose figure e la stanza chiusa dove Blake compone i suoi versi rappresentano però solo uno dei poli storici e simbolici tra cui si svolge l’educazione sentimentale dei tre adolescenti. Il secondo, dai colori abbaglianti, è il circo di Philip Astley, eccentrico personaggio che condensa le caratteristiche dell’avventuriero cinico e spregiudicato e del generoso costruttore di sogni ad occhi aperti, incarnando quello splendore del teatro che è qui l’altra faccia dello spirito inglese pragmatico e mercantile. Tracy Chevalier impagina la sua storia di emozioni agganciandola, con impeto pittoresco, ad alcuni dei temi emergenti dell’epoca, ai quali la figura di Blake, come un filosofico deus ex machina, si incarica di dare un senso non solo transitorio. In primo luogo la trasformazione della città in una metropoli moderna: se le fabbriche inquinano l’aria e tolgono il respiro agli operai tra turni di lavoro massacranti e arbitri padronali e il Tamigi, con le rive cariche dei rifiuti che la nascente industrializzazione comincia a produrre, sembra «un gigantesco intestino», tutto quel movimento offre il senso di una varietà della vita che incanta e seduce i giovani campagnoli. Nel mondo che si dilata comincia a serpeggiare anche il tema del lavoro femminile, quello domestico di sempre, lavare, stirare, rammendare, che poco a poco si specializza, per esempio nell’arte dei bottoni in cui eccellono le provinciali del Dorset; mentre con il tema del lavoro si fa strada il sentimento, non più personale e fatalista ma sociale e condiviso, dell’ingiustizia che colpisce i più deboli e indifesi. Ma soprattutto al centro del romanzo è il difficile apprendistato alla realtà di Jem, Maggie e Maisie turbati, come tutti gli adolescenti, dal quadro confuso che la società propone ai loro occhi quanto dall’incombente confronto con sensazioni nuove che scalzano il candore infantile, e stupiti e inermi di fronte al desiderio d’amore e al richiamo della sessualità. Sarà Blake, che proprio in quegli anni compone i Canti dell’innocenza e i Canti dell’esperienza, raffigurato nel romanzo come un mite e paziente ribelle affascinato dalle visioni dell’Inferno e del Paradiso, a condurre appunto i ragazzi nel complicato passaggio tra l’innocenza e l’esperienza: le due rive distanti del fiume in mezzo alle quali, spiegherà loro, si dispiega il chiaroscuro difficile ma promettente della vita umana.

Il libro: Tracy Chevalier (il suo romanzo d’esordio, «La ragazza con l’orecchino di perla» (Neri Pozza), ha ottenuto un successo mondiale), «L’innocenza», traduzione di Massimo Ortelio, Neri Pozza (pagine 416, euro 17).
«Corriere della sera» del 2 aprile 2007

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