27 febbraio 2007

Gli scrittori stranieri non leggono gli italiani

Il «Times» anticipa i titoli più letti da centoventicinque narratori internazionali
di Pierluigi Panza
Nemmeno uno tra i primi venti. Comandano Tolstoj, Flaubert e Nabokov
Che scrittori piacciono ad alcuni tra gli scrittori occidentali più famosi del mondo? La risposta è questa: russi, inglesi, francesi ma rigorosamente non gli scrittori italiani. In una classifica stilata da 125 tra i più influenti scrittori inglesi, americani e australiani, che sarà pubblicata in un libro («The Top Ten: writers Pick their Favorite Books») e che è stata anticipata da «The Times», tra i primi venti autori e rispettivi libri preferiti dai 125 narratori non figura nemmeno un italiano. I vari Norman Mailer, Tom Wolfe e Stephen King se ne guardano bene dal leggere Manzoni o Pirandello, Svevo o Calvino e tantomeno Boccaccio o l’Ariosto. Quando, come comuni mortali, vanno a letto e accendono la luce del comodino loro si mettono a leggere, nell’ordine, Anna Karenina di Lev Tolstoj, Madame Bovary di Gustav Flaubert o Guerra e Pace pure di Tolstoj. Seguono Nabokov, Mark Twain e William Shakespeare. Ci sono Cervantes, Dickens, Dostoevskij e anche García Márquez tra i primi venti. Omero strappa il 15esimo posto con il libro dei libri, l’Odissea. La Bibbia è citata tra i libri preferiti solo da sei dei 125 autori, largamente meno di Lolita. Sarà il segno dei tempi. Si ricorda di noi italiani - almeno dai dati che compaiono nell’anticipazione di «The Times» - solo la non nota scrittrice di Sheffield Margaret Drabble che, bontà sua, si ricorda della Divina Commedia e la piazza al sesto posto, con la consolazione, se non altro per Dante, di essere preceduto al quinto posto dal maestro Virgilio con l’Eneide. Veniamo ad alcuni autori noti. Norman Mailer flirta solo con la letteratura russa: piazza ai primi quattro posti i due capolavori di Tolstoj e due di Dostoevskij, in una top ten list che comprende anche Moby Dick, Il rosso e il nero e i Buddenbrook. Se Mailer ama i russi, Tom Wolfe preferisce i francesi. Ai primi tre posti della sua personale classifica dei più letti figurano Émile Zola, Honoré de Balzac e Guy de Maupassant. Quanto al re del brivido Stephen King leggerebbe in primo luogo The Golden Argosy, un’antologia di racconti di Faulkner, Poe, Fitzgerald e altri seguito da Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain e dai Versetti satanici di Salman Rushdie. Molti di loro ricordano soprattutto i libri diventati film con indimenticabili protagonisti. Con buona pace per l’importanza assegnata alla scrittura. È un po’il trionfo del plot sul bello stile, insomma, anzi il ritorno del romanzo e del romanticismo. Niente di male, il parere dei grandi autori d’oltremare non è il giudizio divino, forse un campanello d’allarme per la nostra letteratura. E, se vogliamo, anche per la letteratura contemporanea visto che nessuno dei 125 autori pare voglia leggersi, ad esempio, Ian McEwans. Come si risponde dal Belpaese? In una recente e analoga riflessione proposta dal premio Mondello a quindici autori italiani (erano Vanessa Ambrosecchio, Camilla Baresani, Giosuè Calaciura, Mario Desiati, Philippe Forest, Margherita Ganeri, Giuseppe Genna, Pietro Grossi, Filippo La Porta, Raffaele Manica, Alessandro Piperno, Evelina Santangelo, Domenico Scarpa, Antonio Scurati, Gonzalo M. Tavares) Italo Svevo era risultato il più nominato, con Proust, Kafka e Joyce. Alessandro Piperno metteva nel suo Olimpo personale anche Mann, Broch, Gadda, Nabokov e Bellow mentre Antonio Scurati invitava a guardare a una pluralità di riferimenti. Nessuno citava i grandi del romanzo russo in testa alla classifica presentata da «The Times». Perché? «Il romanzo russo ha grandezza effettivamente incomparabile e impareggiabile», afferma Scurati. «Il perdurare della gloria di Tolstoj dimostra come il problema della lingua sia un falso problema. Quel che conta è l’immaginario, il romanzo come reticolo di topoi; siamo al passaggio dall’elocutio alla topica, dalla scrittura all’immaginario. E su questo terreno la nuova narrativa italiana si muove con forza, ma all’estero non se ne sono accorti». Anche Stefano Zecchi, scrittore e professore di Estetica a Milano, pensa che il problema stia nel fatto che «in Italia ci sono scrittori, ma non romanzieri. Qui si scrive per il Nobel o per la politica, ma non per l’intrattenimento, per la creazione di storie. Anzi, chi scrive storie romantiche e thriller, in Italia, è guardato con una certa derisione».

TU QUALI CONOSCI?

LA CLASSIFICA

  1. Anna Karenina di Lev Tolstoj
  2. Madame Bovary di Gustave Flaubert
  3. Guerra e Pace di Lev Tolstoj
  4. Lolita di Vladimir Nabokov
  5. Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain
  6. Hamlet William Shakespeare
  7. Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald
  8. Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust
  9. Racconti di Anton Cechov
  10. Middlemarch di George Eliot
  11. Don Chisciotte di Miguel de Cervantes
  12. Moby Dick di Herman Melville
  13. Grandi Speranze di Charles Dickens
  14. Ulisse di James Joyce
  15. Odissea di Omero
  16. Gente di Dublino di James Joyce
  17. Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij
  18. Re Lear di William Shakespeare
  19. Emma di Jane Austen
  20. Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez
  21. L’urlo e il furore di William Faulkner

Il libro e il curatore Afferma J. Peder Zane, che ha curato il libro «The Top Ten: writers Pick their Favorite Books» ( Norton, £. 9,99): «Mai, prima d’ora, abbiamo avuto tanti libri tra i quali scegliere. Ma ogni scelta diventa una tortura»

«Corriere della sera» del 25 febbraio 2007

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