16 settembre 2006

A Cambridge c’è un’altra Terri Schiavo, e i medici scoprono che è cosciente

Il suo cervello “si accende” in risposta agli stimoli dei dottori, che dicono: “Non si può bloccare l’alimentazione liquida”
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Londra. Una risonanza magnetica funzionale ha permesso a un gruppo di neurologi di Cambridge di studiare il coma di una paziente. Science ha rivelato quel che si è scoperto con l’utilizzo di questa nuova apparecchiatura: le reazioni cerebrali sono simili a quelle di soggetti sani in risposta a comandi di vario tipo, il che lascia supporre uno stato di consapevolezza cosciente. Lo studio ha aggiunto un tassello al dibattito che divide i medici – e le coscienze tutte – su un aspetto in particolare del trattamento dei pazienti in coma: quando si scoprono segni inequivocabili di coscienza, si può staccare la spina? Il ricordo del volto disidratato di Terri Schiavo dopo la decisione unilaterale di suo marito di toglierle il tubo di alimentazione è sempre vivo. A dividere i ricercatori questa volta è la storia di una ragazza di 23 anni ricoverata all’unità di neurologia del Medical research council (Mrc) dell’Università di Cambridge dopo un incidente stradale nel luglio del 2005. E’ stata in coma per cinque mesi. Poi, a dicembre dell’anno scorso, dopo essere stata dichiarata in stato vegetativo, si è “risvegliata”, aprendo gli occhi, respirando normalmente, ma senza dare alcuna prova di riconoscere l’ambiente circostante. A questo punto, il gruppo diretto dal neurologo britannico Adrian Owen ha deciso di verificare gli effetti di queste reazioni utilizzando un nuovo macchinario noto come f-Mri (Functional magnetic resonance imaging) che rientra nella cosiddetta diagnostica per immagini.
La differenza tra la vita e la morte
Inizialmente i medici hanno provato con frasi semplici: la parte del cervello che “si accende” (sul f-Mri) di una persona cosciente prende forma anche sullo schermo. Poi l’hanno invitata a immaginare una serie di processi fisici a lei familiari. Quando le hanno chiesto di immaginare di essere protagonista di una partita di tennis, i neuroni della “corteccia premotoria” (una regione del cervello che si attiva quando si cerca di immaginare un movimento fisico) hanno cominciato a rispondere agli stimoli. Quando invece l’ordine era di “passare da una stanza di casa a un’altra”, la parte del cervello che genera le “mappe spaziali” si è illuminata esattamente come in una persona sana. Malgrado la cautela professionale, Adrian Owen è rimasto impressionato da ciò che ha visto. “Non sapevamo se lei fosse in grado di capire le nostre istruzioni, ma dall’attività neurologica registrata abbiamo visto che aveva compreso ciò che le abbiamo detto”. Owen ha segnalato le sue ricerche in America e in Inghilterra mantenendo una certa cautela, anche perché, come aveva preannunciato qualche collega, la reazione dei neurologi rimane sempre istituzionalmente scettica. “Le nostre scoperte non costituiscono una prova inequivocabile del fatto che questa donna sia ‘consciously aware’ (in termini medici ‘coscientemente cosciente’, ndr). Ma sappiamo da precedenti ricerche che risposte di questo genere richiedono l’azione intenzionale del participante”, ha spiegato Owen. Il collega e coautore dello studio, Steven Laureys, dell’Università di Liegi, in Belgio, si è spinto più avanti: “Sarà che altri sessanta pazienti ricoverati in stato vegetativo non hanno dimostrato segni di attività neurologica, ma lei è differente. La sua attività neurologica dimostra un chiaro atto di intenzionalità. L’attività nelle sue zone cognitive superiori dimostra che è ‘coscientemente cosciente’ di se stessa e dell’ambiente che la circonda”.
Per Lionel Naccache dell’Istituto nazionale della Sanità e della Ricerca medica di Orsay, in Francia, le risposte agli stimoli mentali del giocare a tennis e del passeggiare per la casa sono “spettacolari” ed “evidenziano una vita interiore e un’intensa presenza mentale”. Se per l’establishment medico si tratta ancora di un caso “interessante” fra migliaia di esempi studiati, alcuni studiosi inglesi vorrebbero ridiscutere subito le regole che hanno governato vicende come quelle di Terri Schiavo. Secondo alcuni telegiornali, ciò sarebbe stato impensabile senza la diffusione delle tecniche concretizzate da Owens e Laureys con l’apparecchio f-Mri. “Stiamo parlando della differenza fra la vita e la morte – insiste Laureys – In altri casi ci siamo scontrati con la delicatezza di tali decisioni, ma questa scoperta dimostra che quando si notano segni inequivocabili di coscienza, non si può bloccare l’alimentazione liquida”.
«Il Foglio» del 9 settembre 2006

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