10 giugno 2006

E io mi stampo sul Web

I siti Internet permettono ormai a chiunque di inventarsi «scrittore», dribblando i rifiuti delle case editrici e anche per tirature minime. Una chance per la libertà d’opinione, però col rischio dell’anarchia digitale
di Massimo Centini
Negli Stati Uniti le opere auto-pubblicate sulla Rete sono già 70 mila I vantaggi? Spese quasi nulle, nessuno spreco e diritti d’autore molto più sostanziosi...

Per qualcuno è l'ultima spiaggia, per altri invece è il futuro, per altri ancora il preludio: è il dirompente fenomeno letterario che ha come supporto il Web. Le Rete non è solo una grande biblioteca virtuale che offre la possibilità di scaricare classici, saggi e articoli che hanno avuto il loro battesimo secondo parametri canonici, su carta, ma oggi è soprattutto un universo dove tutti possono sentirsi scrittori, opinionisti, saggisti, ecc. ecc.Il liberismo intellettuale sembra essersi trasformato in una specie d'anarchia digitale senza controllo in cui è facile perdersi, soprattutto se non si possiedono gli strumenti culturali per cercare di fare un po' di ordine nel caos degli elenchi che colmano lo schermo rispondendo al richiamo della parola chiave. Le tipologie sono molteplici: al vertice possiamo inserire i siti ad personam. In questo caso l'autore dichiara comunque la sua specializzazione, quantomeno una posizione, e così sappiamo già a grandi linee che cosa ci attende. C'è chi polemizza con gli editori tradizionali, con le logiche di mercato, con il sistema distributivo, i mass media e i critici, e quindi offre la propria produzione a tutti, senza limiti.In genere si tratta di autori attratti dalla narrativa e dalla poesia (peraltro prodotti non facili da farsi pubblicare). La saggistica è presente in misura minore, ma - quando c'è - è di forte impatto e controcorrente: ad esempio, autori certi di conoscere segreti celati da grande potenze, Chiesa, scienza; numerosi quelli che filosofeggiano su Ufo e alieni. Sullo stesso tenore il fenomeno blog, però ancora da studiare.Vi sono poi altri ambiti della Rete che offrono spazi e opportunità a chi vuole scrivere, ma soprattutto dire la propria un po' su tutti i temi: tralasciando le chat, vi sono siti di grande interesse come le enciclopedie in progress in cui tutti possono costruire un pezzetto di sapere. Non mancano portali che offrono il vademecum del perfetto scrittore we b, come «Scrivere per il web: consigli e idee per cominciare, come si scrivono le parole del web, consigli di grafica» (www.mestierediscrivere.com).Naturalmente l'ambito che per comodità possiamo definire «saggistico» è quello in cui regna l'anarchia assoluta; abbiamo una piccola certezza: più il tema è specialistico, minore è il rischio di imbattersi in fonti di scarsa attendibilità, prodotte senza il necessario filtro. Non sempre però è così semplice: può capitare, ad esempio, che digitando «sondino endocranico» tra i siti di legati alla neurochirurgia saltino fuori, qua e là, testi che descrivono presunti esperimenti compiuti dagli alieni su umani rapiti, nella cui testa vengono impiantati minuscoli chip.Accanto alla produzione caotica e senza controllo che comunque è destinata a restare tale, si sta affermando un modo diverso per «essere scrittori» attraverso il Web: l'autopubblicazione di libri di ogni genere proposti e venduti attraverso la Rete. Attualmente, nel mondo, le opere proposte nei siti sono circa 70.000: leader gli States, che detengono circa il 5% del mercato mondiale. In Italia siamo ancora alla preistoria, con circa 350 opere proposte e vendute con l'innovativo sistema distributivo.In pratica funziona così: dal sito è possibile scegliere il libro che interessa, si fa l'ordinazione e si paga. L'editore stampa il libro richiesto con una tecnica che è praticamente affine alla fotocopia (la cosiddetta stampa digitale), ma che consente tirature minime, anche solo una o due copie. Quindi il volume viene spedito all'acquirente. Risultato: il lettore ha un libro con le caratteristiche fisiche standard, il ricavato va spartito solo tra editore e autore. In genere si parla di una proporzione allettante per tutti: 80% va all'autore, 20% all'editore. E si saltano la fase distributiva, il problema delle rese, il magazzinaggio, eccetera.La libreria diventa on line: se funzionerà (e certamente di tempo ne passerà prima che questo sistema sia in grado di mandare in pensione quello tradizionale), per gli scrittori si annunciano tempi d'oro. Infatti passare da un 6-8% di diritto sul prezzo di copertina all'80% è come scoprire di aver vinto al Lotto. In questo caso però addio liberismo intellettuale e possibilità di comunicare il proprio sentire attraverso il filtro degli editori: qui a vincere è una logica di mercato spietata, si stampa solo chi vende e giusto il numero delle copie vendute. In tanti dovranno cambiare mestiere. I librai potranno ridurre gli spazi, agli editori basterà una casella di posta e - tragedia - i remainders spariranno. Uno scenario che fa di Fahrenheit 451 una storiella per bambini.
Avvenire del 9 giugno 2006

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