24 maggio 2006

Corsivo, lo evita la metà dei giovani: «Mette a nudo paure e angosce»

di Daniele Semeraro
Un'alta percentuale di ragazzi tra i 14 e i 19 anni (circa il 40-45%) non sa scrivere in corsivo. La scoperta è emersa da una ricerca durata oltre 10 anni svolta da Giuliana Ammannati, pedagogista clinico che opera nelle zone di Pesaro e Urbino e che fa parte dell'Associazione Nazionale dei Pedagogisti Clinici guidata dal prof. Guido Pesci. Ammannati, che è anche docente di filosofia, psicologia, sociologia, pedagogia e metodologia della ricerca al liceo "Mamiani" di Pesaro, ha iniziato a studiare numerosi anni fa questo fenomeno, che riscontrava sempre più spesso nella correzione dei compiti dei propri alunni. "Ho tentato più volte - spiega - di aiutare i ragazzi a uscire dal loro stampatello minuscolo, e ho sempre incontrato grandissime resistenze. La cosa incredibile è che i giovani mi hanno fornito moltissime motivazioni: la principale è che non riescono, dopo aver scritto in corsivo, a rileggere quello che hanno scritto. E allora, per evitare confusione, scrivono in stampatello. Altri, poi, non sanno trasferire lo stampatello in corsivo o non riescono a legare bene le consonanti".
In realtà, spiega la professoressa, non si tratta di una questione prettamente stilistica, né di una crescente omologazione al modo di scrivere di alcuni giornali né, ancora, un'imitazione del tipo di scrittura degli sms. C'è, invece, una motivazione profonda: "L'espressività di questi giovani è parziale, la loro personalità in formazione è troncata e il rischio dell'omologazione è grande. Dovremmo cercare di mettere i ragazzi nella condizione di accogliere se stessi e gli altri, aiutandoli a non avere paura di rappresentarsi nel proprio spazio: devono poter esprimersi liberamente senza temere la propria diversità e le diversità degli altri". Il problema, infatti, è proprio che, per evitare di essere giudicati e non avendo abbastanza sicurezza per mettersi in gioco, i ragazzi "si nascondono dietro lo stampatello". Il corsivo, insomma, essendo diverso da persona a persona, soprattutto quando deve essere letto da altri mette a nudo la propria personalità e le proprie insicurezze. E a chi dice, come Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell'Istituto di Ortofonologia di Roma, che è colpa della scuola e degli adulti se i ragazzi abbandonano la scrittura in corsivo, la Ammannati è tassativa: "Non parlerei di colpe della scuola. Ci dev'essere, in ogni caso, una maggiore attenzione da parte dei docenti: questi, ad esempio, ricevono spesso produzioni in stampatello minuscolo e non fanno niente. Bisognerebbe, invece, incitarli a parlare con gli studenti per aiutarli a superare le difficoltà. Spesso i ragazzi che hanno riconquistato il corsivo mi spiegano di stare molto meglio perché è scattata una molla interna". L'importante, conclude, è dare ai giovani un'attenzione sufficiente: "Cerchiamo sempre, e mi rivolgo soprattutto agli educatori, di capire il soggetto, le resistenze psicologiche, le potenzialità inespresse: è nell'originalità, nella creatività e nel gusto estetico che si cresce".
« La Repubblica » del 24 maggio 2006

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