21 gennaio 2011

Oscar Wilde, Un maestro di edonismo

Brano tratto dal Rutratto di Dorian Gray, capitolo II

Il giovane ebbe uno scatto e arretrò. Era a capo scoperto e le foglie gli avevano scomposto i riccioli ribelli, sconvolgendone la trama dorata. Negli occhi aveva un'espressione di spavento, come capita a chi viene svegliato improvvisamente. Le narici finemente cesellate fremettero e un nervo invisibile scosse le labbra scarlatte lasciandole frementi.
"Sì," proseguì Lord Henry, "questo è uno dei grandi segreti della vita: guarire l'anima con i sensi e i sensi con l'anima. Lei è una meravigliosa creatura. Lei sa più di quanto crede di sapere, proprio come sa meno di quanto vuole sapere."
Dorian Gray aggrottò le sopracciglia e distolse il viso: non poteva fare a meno di subire il fascino del giovane alto e aggraziato che gli stava accanto. Lo interessavano il suo romantico viso olivastro e l'espressione esausta. La sua voce bassa e languida aveva qualcosa di assolutamente affascinante. Anche le mani, bianche e fresche come fiori, possedevano uno strano fascino: quando Lord Henry parlava, si muovevano come una musica e parevano esprimersi in una loro lingua. Ma Dorian aveva paura di lui e si vergognava di aver paura. Perché era stato uno sconosciuto a rivelarlo a se stesso? Conosceva da mesi Basil Hallward, ma l'amicizia che c'era tra loro non lo aveva mai turbato. Improvvisamente, nella sua vita era apparso qualcuno che pareva avergli rivelato i misteri della vita. E, comunque, di che cosa doveva aver paura? Non era né uno scolaretto né una ragazzina. La sua paura era assurda.
"Andiamo a sederci all'ombra," disse Lord Henry. "Parker ha portato fuori le bibite e se lei rimane ancora sotto questo riverbero si sciuperà e Basil non le farà più ritratti. Davvero, non deve lasciare che il sole l'abbronzi. Non le si addice."
"Che importanza ha?" esclamò Dorian Gray ridendo, mentre sedeva sulla panchina in fondo al giardino.
"Per lei dovrebbe significare tutto, signor Gray."
"Perché?"
"Perché lei ha una giovinezza meravigliosa e la giovinezza è l'unica cosa che vale la pena di avere."
"Non mi sembra, Lord Henry."
"No, non le sembra adesso. Un giorno, quando sarà vecchio, rugoso, brutto, quando il pensiero avrà segnato di rughe la sua fronte e quando la passione avrà marcato le sue labbra del suo orrendo fuoco, le sembrerà, le sembrerà terribilmente. Ora, dovunque vada, lei affascina il mondo. Sarà sempre così?... Ha un viso meraviglioso, signor Gray. Non si accigli: lo ha. E la bellezza è una manifestazione del genio. In realtà è più elevata del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni. È una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole o la primavera, o come il riflesso nell'acqua cupa di quella conchiglia argentea che chiamiamo luna. Non può venire contestata. Regna per diritto divino e rende principi coloro che la possiedono. Lei sorride? Ah! quando l'avrà perduta non sorriderà più... a volte la gente dice che la bellezza è solo superficiale. Può darsi. Ma perlomeno non è superficiale quanto il pensiero. Per me, la bellezza è la meraviglia delle meraviglie. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze. Il vero mistero del mondo è ciò che si vede, non l'invisibile... Sì, signor Gray, gli dei le sono stati propizi. Ma ciò che gli dei danno, lo tolgono in fretta. Lei ha solo pochi anni da vivere realmente, perfettamente e pienamente. Quando la sua giovinezza se ne sarà andata, la sua bellezza la seguirà e allora improvvisamente si renderà conto che non ci saranno più trionfi per lei, oppure dovrà accontentarsi di quei mediocri trionfi che il ricordo del passato renderà amari più di sconfitte. Ogni mese che passa la avvicina a qualcosa di tremendo. Il tempo è geloso di lei e combatte contro i suoi gigli e le sue rose. Il suo colorito si spegnerà, le guance si incaveranno, gli occhi perderanno luminosità. Soffrirà, orrendamente... Ah! approfitti della giovinezza finché la possiede. Non sprechi l'oro dei suoi giorni ascoltando gente noiosa, cercando di migliorare un fallimento senza speranza o gettando la sua vita agli ignoranti, alla gente mediocre, ai malvagi. Questi sono gli obiettivi malsani, i falsi ideali della nostra società. Deve vivere! Vivere la vita meravigliosa che è in lei! Non lasci perdere nulla! Cerchi sempre sensazioni nuove. Non abbia paura di nulla... Un nuovo edonismo... ecco che cosa vuole il nostro secolo. Lei potrebbe esserne il simbolo palese. Con la sua personalità non c'è nulla che lei non possa fare. Il mondo le appartiene per una stagione... Quando l'ho conosciuta ho capito che lei non si rende conto di chi in realtà è, o di chi in realtà potrebbe essere. Così tante cose mi hanno affascinato in lei, che ho sentito di doverle comunicare qualcosa sul suo conto. Ho pensato quale tragedia sarebbe se lei sprecasse la sua vita. Perché la sua giovinezza sarà così breve... così breve. I semplici fiori di campo appassiscono, ma ritornano a fiorire. Il prossimo giugno l'avorio sarà giallo come ora. Tra un mese questa clematide sarà ricoperta di stelle purpuree e un anno dopo l'altro la verde notte delle sue foglie racchiuderà altre stelle purpuree. Ma la nostra giovinezza, non ritorna mai, i palpiti di gioia che battono dentro di noi a vent'anni si fanno confusi, le nostre membra si indeboliscono, i sensi si corrompono. Degeneriamo in ripugnanti fantocci, nell'ossessione del ricordo di passioni che abbiamo troppo temuto e di squisite tentazioni cui non abbiamo avuto il coraggio di abbandonarci. Giovinezza! Giovinezza! Non c'è assolutamente nulla al mondo, fuorché la giovinezza!"
Dorian Gray lo ascoltava meravigliato, a occhi spalancati. Dalle sue mani il ramo di lillà cadde sulla ghiaia; giunse un'ape vellutata, ronzò per un attimo intorno al grappolo, poi cominciò ad arrampicarsi sul globo ovale, stellato di piccoli fiori. La osservò con quello strano interesse per le cose prive di importanza che cerchiamo di sviluppare quando le cose importanti ci fanno paura, quando ci agita un'emozione nuova che non sappiamo esprimere, o quando un pensiero terrorizzante d'improvviso ci assedia la mente chiedendo la nostra resa. Dopo un poco l'ape volò via. La vide infilarsi nella tromba screziata di un convolvolo di Tiro. Il fiore parve rabbrividire, poi prese a oscillare dolcemente.

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Analisi del testo
(Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria, Dal testo alla storia. Dalla storia al testo, edizione modulare, volume 3/1: La Scapigliatura, il Verismo, il Decadentismo, p. 180-182)


Il valore supremo deva bellezza - Aforisma e paradosso
Il passo esemplifica uno dei princìpi fondamentali dell'estetismo decadente: il valore supremo della «bellezza», intesa come «manifestazione del genio», superiore anzi al genio stesso, in quanto la bellezza «non può venire contestata. Regna per diritto divino e rende principi coloro che la possiedono». Il taglio del discorso, come già abbiamo detto a proposito del testo precedente, tende all'aforisma e al paradosso, ad esempio quando si dice che la bellezza «non è superficiale quanto il pensiero» e che «solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze» (dove vengono rovesciati dei tipici luoghi comuni).

Il rapporto con l’edonismo rinascimentale
I presupposti più vicini di questa concezione, intesa come pienezza di vita, si possono ritrovare nel pensiero edonistico dell'età rinascimentale, che uno dei teorici del Decadentismo, Walter Pater, aveva riproposto nel suo saggio sul Rinascimento (1873); oltre che nella letteratura latina (da Catullo a Orazio), l'invito a godere della giovinezza fuggente si ritrova in versi famosi e proverbiali di Lorenzo il Magnifico: «Quant'è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia. / Chi vuol esser lieto sia, / di doman non v'è certezza» (nel Trionfo di Bacco e Arianna)

Una sensibilità torbida e raffinata
Ma il «nuovo edonismo» si caratterizza per una sensibilità più squisitamente raffinata e torbidamente perversa: l'esaltazione del piacere è morbosamente collegata alla corruzione della decadenza; la scena è pervasa dai fremiti di una natura delicata e partecipe, simbolicamente vibrante (l'immagine finale dell'ape e del fiore ha un'allusiva connotazione sessuale); il rapporto che si stabilisce fra i due giovani sprigiona da un «fascino» denso di riferimenti erotici (il «giovane alto e aggraziato», il «romantico viso olivastro e l'espressione esausta», la «voce bassa e languida», «le mani, bianche e fresche come fiori»); tutto il linguaggio, come le sensazioni che esprime, risulta ricercato e prezioso.

Seduzione e iniziazione diabolica
Si tratta anche - tenendo conto di questa trasposizione dei significati - di una scena di seduzione e iniziazione diabolica, in cui un maestro cinico e immorale, Lord Wotton, spinge Dorian sulla via del vizio e della perdizione, facendone insieme il discepolo e la vittima (in questo senso la situazione rinvia, tra i suoi archetipi, al "romanzo nero" inglese e all'opera di Sade, ispiratore occulto di tanta parte del Decadentismo).
Postato il 21 gennaio 2011

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